lunedì , 27 Gennaio 2020
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Quattro anni fa si spegneva Michele Liguori, il “vigile sentinella” di Acerra

Consumato da due diversi tumori, quattro anni fa si spegneva Michele Liguori, il “vigile sentinella” di Acerra. In solitudine aveva lottato contro la devastazione della sua terra. Forte il richiamo di Mons. Di Donna alla responsabilità di tutti, innanzitutto nei confronti dei bambini.

“Carmela, appena tre mesi, a settembre. Michelangelo, 12 anni, morto la settimana scorsa di leucemia. Proprio ieri mi hanno detto che c’è una ragazza di quindici anni ad Acerra, che sta combattendo con un sarcoma… Ci si continua ad ammalare e a morire anche da parte di bambini, di ragazzi e di giovani”. Con queste parole, mons. Di Donna, vescovo di Acerra, ha voluto scuotere i fedeli presenti all’omelia in memoria di Michele Liguori, nel quarto anniversario dalla sua scomparsa. Tristemente Michele aveva detto nei suoi ultimi giorni di vita: «E’ andata così. La gente vede quello che succede, ma non vuole impicciarsi. Non capisce che per colpa dei veleni moriranno anche i nostri figli». Parole profetiche.

MICHELE LIGUORI

Così mons. Di Donna ha voluto ricordare il sacrificio di Michele Liguori: “Michele faceva il suo lavoro di vigile, incaricato per l’ambiente e lo faceva con passione, senza gli aiuti necessari, sentinella del territorio. «Questa è la terra di mio padre e la terra di mio figlio –diceva- non potevo far finta di non vedere». Un piccolo Davide che ha combattuto il gigante Golia”.

Due diversi tumori, infatti, gli avevano divorano la pancia. Colpa della diossina, PCB 118 e PCB 126. Gli stessi agenti patogeni che avevano avvelenato le pecore dei Cannavacciuolo e lo stesso pastore Vincenzo Cannavacciulo morto nel 2007. E Michele?

«Un giorno è tornato con le suole che si squagliavano sul pavimento della cucina -racconta la moglie Maria- non so dove avesse camminato, ma le scarpe erano letteralmente in decomposizione. Certe notti lo annusavo sconcertata, trasudava odore chimico, puzzava di pneumatici bruciati. A maggio si fece giallo di colpo. Prima si pensava fosse la colecisti, poi scoprimmo i tumori».

“UN GRANDE DISASTRO AMBIENTALE”

Ma intanto è intervenuta la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, nel processo cosiddetto “Carosello, ultimo atto”. Ecco le parole dei giudici: “Si è verificato un grande disastro ambientale. C’è stata una tale diffusione del danno capace di esporre al pericolo una collettività indistinta di persone con minaccia per la salute pubblica”

Ancora mons. Di Donna: “Dunque il disastro c’è stato. Dunque c’è una sentenza definitiva dei giudici del massimo organo della giustizia nel nostro Paese, che parlano di danni certi e documentati. Altro che bufala….!.

Il sacrifico di Michele non è stato inutile. Oggi c’è maggiore consapevolezza del fenomeno, siamo più avvertiti e siamo avvertiti anche del fatto che non si tratta di un problema nostro, locale, nella cosiddetta Terra dei Fuochi. No, in tutta Italia stiamo scoprendo in questi anni che, ahimè, ci sono tante Terre dei Fuochi.

Forse la nostra terra, pur con sofferenza, ha il merito di aver scoperchiato la pentola e di aver fatto aprire gli occhi.

RICOSTRUIRE LA SPERANZA

“Ma ancora si registra la lentezza delle istituzioni.

C’è tanto da fare. Ci sono da fare le bonifiche, che non partono mai.…Bisogna bloccare l’installazione di nuovi impianti inquinanti. L’inceneritore sul nostro territorio sta bruciando, anche se in via sperimentale, la frazione umida e questo aumenta la produzione di diossine.

Tutto questo dimostra ancora di più la necessità che bisogna avere un controllo terzo, neutro. Un controllo non della Regione e nemmeno del gestore, ma un controllo di terzi, un controllo della cittadinanza.”

Infine l’appello alle coscienze: “Quelli che s’impegnano, quelli che si sacrificano, quelli che spendono la vita per il bene comune sono degli illusi, sono dei don Chisciotte?

Amici miei, c’è da ricostruire soprattutto la speranza in questa città, sulla quale mi sembra da un po’ di tempo sia calata una cappa di rassegnazione, una cappa d’indifferenza, che nemmeno i morti, ragazzi e giovani, riescono a smuovere…. Non rendiamo vano il sacrificio di Michele e di quanti hanno perso la vita nel compimento del loro dovere, per amore della loro città, per amore del loro territorio…chicchi di grano, caduti a terra e che stanno germogliando”

 

Stefano Di Foggia

 

 

Chi è Margherita Sarno

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