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Cura Italia, le prime misure del nuovo decreto

Il Governo si prepara a fronteggiare la crisi da Covid-19

di Francesco Iannicelli

Negli scorsi giorni il governo ha pubblicato il cosiddetto decreto legge “cura-Italia”, il primo provvedimento che contiene una serie di misure economiche per affrontare la pandemia da coronavirus. Tra gli interventi principali ci sono l’estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, la sospensione delle scadenze fiscali e contributive, crediti di imposta per le imprese e molto altro. In riferimento alla cassa integrazione, il decreto stabilisce che per le aziende che si trovano a operare a regime ridotto a causa della pandemia è prevista la possibilità di inoltrare richiesta di cassa integrazione ordinaria semplicemente presentando una normale domanda per l’apertura della procedura, e inserendo nella causale “COVID-19”. Per le aziende che non possono ottenere la cassa integrazione ordinaria, in particolare quelle con meno di cinque dipendenti e per le ditte individuali, è prevista la possibilità di inoltrare richiesta di cassa integrazione in deroga. Per quanto riguarda il capitolo degli aiuti alle famiglie con figli, per i lavoratori dipendenti con figli di età non superiore a 12 anni è prevista la possibilità di usufruire di un massimo di 15 giorni di congedo dal lavoro con un’indennità pari al 50% della loro retribuzione normale (il congedo non può essere sfruttato se uno dei due genitori si trova a casa, per sospensione del suo lavoro o perché non lavoratore). In alternativa, i genitori potranno richiedere un bonus massimo di 600 euro per babysitter. Questo bonus potrà essere richiesto anche da lavoratori autonomi iscritti a casse di previdenza diverse dall’INPS. I bonus andranno richiesti con moduli online che saranno messi a disposizione sul sito dell’INPS nei prossimi giorni. Per i lavoratori che si trovano in quarantena con sorveglianza attiva, quindi in ospedale, e per quelli che si trovano in quarantena domiciliare è prevista l’equiparazione da tutti i punti di vista ai lavoratori che si trovano in malattia, anche se non hanno manifestato sintomi. In riferimento alle indennità, per i lavoratori autonomi, le partite IVA, i co.co.co, i lavoratori agricoli, gli stagionali impegnati nel settore turistico e termale e i lavoratori dello spettacolo non dipendenti è prevista un’indennità pari a 600 euro per il mese di marzo (e probabilmente un secondo assegno ad aprile se la quarantena sarà prorogata). L’assegno sarà richiesto e pagato dall’INPS in modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni. Per i lavoratori autonomi iscritti a casse previdenziali diverse dall’INPS, saranno i loro istituti di previdenza a decidere eventuali indennità. In riferimento alla sospensione dei contributi e dei pagamenti, per quanto riguarda il pagamento delle ritenute d’acconto dei contributi previdenziali e assistenziali e delle assicurazioni obbligatorie, sia da parte di lavoratori che da parte delle imprese, questo è sospeso fino al 31 maggio, quando potranno essere saldati in un’unica soluzione oppure in cinque rate, a patto che nel precedente anno fiscale abbiano avuto ricavi inferiori a 2 milioni di euro. Sono inoltre sospesi i licenziamenti per i 60 giorni successivi all’entrata in vigore del decreto. Per i lavoratori che si sono recati nella sede della propria impresa per lavorare è inoltre previsto un bonus pari a un massimo di 100 euro, da rapportare alla giornate effettivamente trascorse nel luogo di lavoro sul totale delle giornate lavorative del mese di marzo. In riferimento alla sospensione dei mutui, per i lavoratori dipendenti e autonomi è prevista la possibilità di chiedere la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa per nove mesi in presenza di una serie di condizioni: perdita del lavoro per i lavoratori subordinati e parasubordinati, cassa integrazione di almeno 30 giorni o riduzione di almeno il 33 per cento di fatturato per i lavoratori autonomi. La sospensione delle rate va richiesta direttamente all’intermediario finanziario che ha erogato il mutuo. Inoltre, lo stato offrirà nuove garanzie pubbliche sui prestiti richiesti dalle imprese in difficoltà ed espanderà i sistemi di garanzia già esistenti. Per ogni singola impresa sono previsti fino a 5 milioni di euro in garanzie del Fondo di garanzie per le piccole e medie imprese. Sarà possibile anche ottenere garanzie dirette su singole operazioni di rifinanziamento. Ogni impresa avrà diritto a una copertura pari all’80 per cento per ogni operazione fino a un massimo di 1,5 milioni per impresa. Altre misure specifiche sono state prese per i settori più colpiti dalla crisi come turismo, ristorazione, sport, logistica e trasporti.

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