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GRAZIE VALERIO!

Una vita intensa, piena di battaglie e di sfide a cominciare dal ricordo e dalla memoria di don Peppe Diana

di Salvatore Cuoci

Se si prova  ad alzare lo sguardo in queste notti di maggio verso il cielo, nell’emisfero boreale  in direzione sud,  si riesce a scorgere la grande costellazione del leone. Tra tutte le stelle che la compongono quella più luminosa è Regolo, una stella azzurra ben visibile ad occhio nudo che assume il significato di regale.

Qualcuno ha scritto che le stelle sono le anime più belle che volano in cielo, quelle di cui anche l’universo se ne accorge ed è costretto a farne cadere qualcuna a San Lorenzo, le più antiche, per far posto a quelle che luccicano di più.

La vita di Valerio è stata tutta una luce che ha brillato fino all’ultimo respiro, un percorso entusiasmante, di grande  attenzione ai più deboli e di grande amore per i ragazzi, a migliaia, incontrati a casa don Diana ed in giro per l’Italia.

Una vita intensa, piena di battaglie e di sfide a cominciare dal ricordo e dalla memoria di don Peppe Diana per passare a quella delle vittime innocenti di mafia, all’utilizzo dei beni confiscati, al pacco alla camorra fino al riconoscimento (non ancora avvenuto)  dello status di  testimone di giustizia  ad Augusto Di Meo, il fotografo  che  denunciò  il killer di don Peppe Diana, solo per citare alcune.

Queste terre per sconfiggere il male hanno  avuto ed hanno ancora bisogno di simboli,  di riferimenti precisi, di guide e di combattenti  come lo è stato Valerio che con la sua vita è riuscito a congiungere tanti e diversi punti facendone, come ha detto don Luigi Ciotti, una linea retta che ha tracciato un  cammino indelebile  in queste terre difficili e complicate.

Il suo tenace incedere e quel sorriso sempre pronto hanno contagiato tutti quelli che lo  hanno incontrato ed insieme non si sono  rassegnati al malaffare, alla corruzione, oltrepassando gli steccati andando al di là di qualsiasi muro, con la visione anticipatoria di chi sa guardare lontano.

Quando in occasione della consegna del premio don Diana, che si tiene il 4 luglio, giorno del compleanno di don Peppe, ci vennero a trovare i  ministri Luigi Di Maio e Sergio Costa, Valerio non usò parole di circostanza, ma,  con il suo carattere schietto e sincero, li invitò  alla concretezza dicendo:

“ …..E questo che vi sto dicendo è solo l’inizio, sono solo alcuni pensieri, poi ce ne saranno altri.  Ma questo è il confronto. Se non vi piace avete sbagliato casa, questa è casa don Diana” disse  tra gli scroscianti applausi dei presenti.

Un carattere forte, che sapeva riprendere ed elogiare, battere e levare, esprimersi con durezza e poi subito rivolgersi con la dolcezza di un sorriso o con una mano sulla spalla per capire come stavi.

Una persona straordinaria con la quale io e tanti altri amici del Comitato e non,  abbiamo avuto la fortuna di camminare insieme,  incrociando  le storie, le cadute, le sconfitte, le piccole gioie  ed anche le vittorie condividendo più di 25 anni di cammino e  di impegno.

Tanti hanno scritto in queste ore elogiandone, a ragione, la vita, il generosissimo impegno per la sua terra, il ruolo di guida e di animatore, le idee ed i valori, la passione  per il  riscatto di un popolo.

Aggiungo  le migliaia di chilometri fatti con la sua auto per andare nelle scuole, alle tappe del festival dell’impegno civile, ad una riunione o ad una messa per ricordare una vittima innocente o a presentare  il pacco alla camorra oppure alle giornate nazionali di LIBERA.   E’ stato un infaticabile lavoratore nella vigna del Signore sapendo che alla fine siamo tutti “servi inutili”

Cosa ci lascia Valerio, quale la sua eredità e cosa siamo chiamati a fare per non disperdere nemmeno una goccia del suo operato?

Quel che resta è un patrimonio di umanità fatto di relazioni, di dialoghi, di strette di mano e di calorosi abbracci. Un capitale sociale che, grazie al suo operato,  è stato capace di mettersi in rete per  rendere più efficaci le azioni messe in campo, perché era convinto che la ricchezza sociale di un territorio non dipende dal numero di associazioni o soggetti organizzati presenti, ma dalla loro capacità di mettersi in relazione, fare appunto rete per dare risposte concrete ai bisogni sociali espressi.

La sua eredità sono i traguardi raggiunti, i beni confiscati riutilizzati, il festival dell’impegno civile,  unica Kermesse  in Italia di  musica, teatro, cultura che si svolge sui beni che una volta erano dei mafiosi,  il premio don Diana, la sua camicia e il  foulard di scout per i giovani, la capacità di smussare gli angoli della condivisione,  la caparbietà di provarci sempre, anche nei momenti più difficili.

Quello che ci lascia sono le Terre di don Peppe Diana, territori con gente straordinaria che non vuole piegare la testa, ponti di unione con altre terre ed altre persone.

E’ un lascito faticoso, duro ma che insieme a quello di don Peppe,  abbiamo il dovere di accogliere per continuare il processo di liberazione iniziato.  Chi gli ha voluto  bene  non può fermarsi,  arrendersi, non può tirare i remi in barca né disinteressarsi o voltarsi dall’altra parte.

Onorarne la memoria significa andare avanti, proseguire il cammino con umiltà ed intelligenza, continuare a costruire ponti, compiere  un vero atto d’amore per queste terre e per le nuove generazioni.  Lui ne sarebbe felice.

E magari, in queste sere di maggio, alzando gli occhi al cielo, volgendo lo sguardo verso Regolo,  ci accorgeremo che quella luce  brillerà di più.

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