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Maggio mese nero per il giornalismo

Il 3 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa e forse non è un caso che sia stato scelto questo mese. Maggio, infatti, è un mese nero per i giornalisti italiani, un mese in cui hanno perso la vita tanti cronisti, uccisi perché svolgevano il proprio lavoro in prima linea, perché erano alla perenne ricerca della verità, perché combattevano soprusi ed abusi, perché volevano svelare intrecci e connivenze. Un mese, in cui, dalle nostre parti, è stata scritta una pagina nera, una macchia ha imbrattato l’orizzonte immacolato tracciato da persone accomunate da una grande passione per la professione giornalistica e da un impegno civile per la ricerca della verità. Ma non è di questo che ci occuperemo. Stenderemo un velo pietoso perché infierire non rientra nei nostri canoni e perché siamo convinti che ci sia sempre una spiegazione recondita ad un comportamento, all’apparenza, inspiegabile. Conosciamo da tanto Mario De Michele e ne abbiamo apprezzato, in passato, le sue qualità e il suo giornalismo d’inchiesta. Qualcosa deve essersi rotto, qualche meccanismo inceppato. Gli auguriamo di poter ritrovare se stesso e l’equilibrio necessario per poter trascorrere serenamente la sua vita con la famiglia. A fronte di qualche macchia che rischia di offuscare il valore della professione giornalistica e della battaglia per affermare il diritto-dovere di informare, tanti sono i martiri di una “guerra silenziosa”, caduti sotto i colpi dei più disparati criminali: come dimenticare Giancarlo Siani, Giuseppe Impastato, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, vittime di mafia e camorra; come non ricordare le due vittime del terrorismo degli anni di piombo, Carlo Casalegno e Walter Tobagi; e come trascurare i giornalisti e gli operatori tv uccisi all’estero perché svolgevano in prima linea il loro lavoro, come Ilaria Alpi, Marcello Palmisano, Fabio Polenghi, Antonio Russo e tanti altri. Ognuno di loro sapeva bene che rischiava la vita mentre faceva inchieste, sapeva bene che rischi correva svelando i retroscena di clamorosi delitti o denunciando collegamenti fra mafiosi, politici corrotti, imprenditori complici, e “pezzi” di Stato deviati o conniventi. Ognuno di loro sapeva di rischiare la vita ma non si è tirato indietro, non ha ceduto il passo di fronte al pericolo, mosso dalla passione per la ricerca della verità che ha permesso ad ognuno di loro di superare la paura e di non seguire gli inviti alla prudenza e alla cautela permettendo alla verità di venire a galla e di scoprire altarini e di rendere pubblico qualche fatto che altri avrebbero voluto tenere segreto. Molti sono anche i colleghi che tutt’ora rischiano la vita o sono costretti a vite sotto scorta, testimonianza vivente del giornalismo migliore…

Vincenzo Sagliocco

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