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SOGNI E BISOGNI

Bandiere e canti dai balconi sembrano già così lontani. Si parla di tanti soldi in arrivo per resistere e ripartire. Ma come scalare la montagna del debito pubblico, che raggiungerà vette impensabili? E c’è un’Italia in grado di ripartire? Siamo tutti chiamati a una grande prova.

 

“Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada: dobbiamo RICOSTRUIRE”. Era Aldo Moro e altri erano i tempi. Ma chi, in questi tempi, non nutre il sogno di veder rinascere il nostro Paese?

NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA?

Nei giorni della reclusione domestica, dello smarrimento e della paura, tanti hanno detto: “Nulla sarà più come prima”. Qualcuno ci ha anche creduto. “Insieme ce la faremo” circolava come formula salvifica.

Insieme? Oggi le regioni camminano in ordine sparso e tendenzialmente conflittuale. Stato e regioni non trovano una definizione concorde della linea di confine tra le prerogative dell’uno e delle altre. I Comuni si sentono scaricati e si lamentano sia delle iniziative dello Stato sia di quelle delle regioni, paventando il blocco di servizi essenziali.

Intanto, la situazione sociale degrada rapidamente. Non ha preso forma alcuna forma di collaborazione tra le forze di governo (già tra loro ben poco coese) e quelle d’opposizione. C’è un diffuso politicume, pronto a soffiare sul fuoco della rabbia crescente, proprio come il reticolo del “welfare criminale”. Begli incontri all’orizzonte!! Ma il populismo eurofobico, per ora, ha perso qualche colpo e non possiamo dire che la barca italiana stia andando alla deriva. Basterà?

“Grande disordine sotto il cielo…Situazione eccellente” avrebbe detto Mao Tse Tung.

QUALE RIPRESA?

Oggi nel nostro Paese, faticosamente, cerca di farsi strada la speranza di un nuovo ciclo, che ridia dignità a tutti: a chi già l’aveva persa prima della pandemia e a chi si è trovato, invece, in ginocchio nel  giro di poche settimane.

Prima ancora che un sogno, è un bisogno. Un bisogno ormai indifferibile. Bisogna ricostruire e urge farlo con un progetto di lungo respiro. Ma oggi la politica italiana, pensa giorno per giorno e solo ai voti. Un pensiero, che si spinga oltre i 30 giorni, provoca le vertigini.

Tutti sappiamo che i poteri criminali ormai, non sono più “infiltrati”, ma attraversano strutturalmente la nostra economia e non solo. Che segno potrà avere la nostra ripresa in queste condizioni? Il disegno dell’anticorruzione è stato lasciato appassire. Cantone ha denunciato e rinunciato. È rimasto in piedi solo un reticolo di vincoli di cui tutti vogliono sbarazzarsi. Ma il problema della corruzione è vivo più che mai, pronto al suo… rilancio. La corruzione non è una degenerazione ma un sistema; è il modo specifico in cui settori importanti della politica e degli apparati amministrativi si relazionano con settori grigi dell’economia.

IL 23 MAGGIO 2020

Questo lo scenario in cui, quest’anno, siamo arrivati al 23 maggio, giornata in cui, da quel terribile 1992, ricordiamo la strage di Capaci. Ormai è un giorno importante per il nostro Paese: riassembliamo le domande, che ancora attendono risposte e verifichiamo a che punto siamo.

Si temeva che quest’anno, l’anno del COVID, potesse aprirsi un vuoto di attenzione. Non è stato così, anzi… E, ancora una volta, dobbiamo ringraziare innanzitutto il Presidente Mattarella. È come se il Paese temesse di perdere il filo, come se alla memoria dei giudici siciliani fosse ormai legata una ricerca, che non può e non vuole fermarsi. Vi sono, in Italia, verità che sembrano irraggiungibili. Passano gli anni, passano i decenni e gli Italiani non riescono ancora a sapere che Paese sia il loro Paese. E così, anche per questo vuoto identitario, un vero assetto democratico tarda a realizzarsi pienamente e a mettere radici. E come potrebbe, in assenza di una mappa dei poteri reali? La storia del nostro Paese è una storia singolare, con tante ombre e nebbie fittissime, ma anche con bagliori di luce di tale intensità da poter illuminare l’arduo cammino verso la verità.

L’ANIMA NERA DEL NOSTRO PAESE

Ma il problema è grande. Dalla sua rinascita repubblicana e democratica, il nostro Paese ha nascosto, nel suo profondo, un intreccio inconfessabile di poteri legittimi e illegittimi. Lo sbarco degli Alleati in Sicilia fu preparato con i poteri mafiosi siculo-americani, così i primi sindaci, insediati dal potere militare, furono i capimafia locali (Calogero Vizzini e tanti altri). La strage di Portella della Ginestra fu pilotata dall’alto. Da allora, la storia della Sicilia è stata apparentemente una storia a sé; invece, proprio lì c’era la chiave di lettura per comprendere il vero profilo dello Stato italiano. Certo è che il generale Dalla Chiesa, il suo volto pulito, durò solo 125 giorni.

E non dimentichiamo che Giovanni Falcone fu isolato innanzitutto in seno alla magistratura come Borsellino denunciò, con toni d’indimenticabile intensità. Gli arresti di Riina e Provenzano sono stati realizzati con operazioni concordate con il potere mafioso. E Matteo Messina Denaro, il loro erede, è libero e più che mai operativo.

Ecco, il 23 maggio è la ricerca, che si rinnova, su questo e tanto, tanto altro. Guai se questa ricerca si fermasse.

L’EUROPA A GUIDA ROSA

Allora c’è il sogno di un Paese che si rigenera. Ma c’è un secondo sogno, che sembra quasi volersi avverare: l’Europa che non ti aspetti. L’Europa che tenta il colpo di reni, l’Europa delle tre signore: Angela Merkel, Ursula von der Leyen (sempre con la Merkel in tutti i suoi governi), Christine Lagard. Soprattutto le due tedesche, dal governo della Germania e dalla presidenza della Commissione europea, stanno aprendo una via concreta per un’Europa più federale. La BCE ci ha tenuti in piedi e questa prospettiva ci dà grande speranza. Ma ormai è arrivato il tempo delle nostre esclusive responsabilità. E sarà questa, per noi, l’ora della verità.

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