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Clinica San Paolo a rischio?

Un esposto ipotizza corruzione e irregolarità dietro il rilascio della licenza per la nuova ala della clinica San Paolo. Il titolare: “Un’ipotesi campata in aria. Sono deluso e disgustato”

di Vincenzo Sagliocco

Clinica San Paolo a rischio? Sembrerebbe proprio di si. Il comune di Aversa, infatti, ha avviato la procedura per l’annullamento del Permesso di Costruire. Ma procediamo con ordine. Tutto parte da un esposto secondo il quale il rilascio del permesso di costruire, risalente a quattordici anni fa e relativo alla nuova ala della struttura, quella, per intenderci posta alle spalle dell’edificio originario, condizionato dall’esborso di una somma di denaro, si ipotizzano, come spesso avviene in esposti che hanno origine incerta, ben 500.000,00 euro, non sarebbe rispettoso delle normative vigenti ed in particolare, pur essendo realizzato su una zona G, e quindi compatibile con la finalità della realizzazione immobiliare, sarebbe mancante di un’ulteriore delibera del Consiglio comunale. Tesi confutata puntualmente e dettagliatamente, con tanto di riferimenti normativi e sentenze di Cassazione dall’avvocato Fabrizio Perla che difende gli interessi della Zeta immobiliare, proprietaria dell’immobile. Tuttavia, sulla base delle ragioni contenute nell’esposto, il Comune, agendo in autotutela, ha avviato la procedura per l’annullamento del Permesso di costruire. Procedura alla quale, naturalmente la proprietà della clinica San Paolo si è opposta. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di ricostruire, insieme al proprietario della clinica, ing. Mario Masi e all’avvocato che difende le ragioni della struttura sanitaria, Fabrizio Perla, la storia della vicenda che rischia di compromettere l’operatività di quella che è sempre stata un punto di riferimento per la sanità aversana e di tutto l’Agro: la clinica San Paolo.

“La nuova struttura, nelle intenzioni della proprietà della clinica al momento dell’acquisto del terreno – spiega Mario Masi che con la moglie Caterina, figlia del noto chirurgo Zitiello, gestisce la clinica – sarebbe dovuta partire molto prima ma diverse motivazioni, tra cui quelle, non trascurabili, di ordine economico, hanno rallentato il nostro progetto che è stato posticipato alla ristrutturazione del corpo principale della struttura necessaria ad adeguarlo alle prescrizioni della legge 7301 del 31/12/2001 con la quale sono stati definiti i requisiti minimi (strutturali/tecnologici/organizzativi) per le strutture sanitarie e sociosanitarie. E così, dopo quattordici anni, una serie di varianti, regolarmente ottenute, al progetto originario e dopo un’infinità di richieste all’Asl ed una mole impressionante di burocrazia e di sopralluoghi, il 6 agosto del 2019 abbiamo ottenuto l’autorizzazione sanitaria e ci accingevamo a portare a termine la procedura di accreditamento straordinario, concordata qualche tempo prima con la Regione Campania per 16 cliniche in Campania, per superare i limiti imposti dalla legge Balduzzi che imponeva alle strutture sanitarie con un numero di posti inferiore a sessanta di trasformarsi in mono specialistiche”. Per far capire meglio questo passaggio ai nostri lettori facciamo un esempio: le cliniche con posti letto inferiori a 60 avrebbero dovuto scegliere una sola branca medica: Oculistica piuttosto che Ginecologia o Chirurgia, una limitazione enorme con ricadute pesanti anche sul piano operativo ed occupazionale. “Per effetto della ristrutturazione, anche in previsione di poter usufruire della nuova ala, la struttura originaria oggi prevede cinquanta posti letto mentre la parte nuova ne ospita altri 22 di cui 10 dovrebbero sono oggetto della procedura di accreditamento avviata ma prima interrotta a causa del coronavirus ed ora bloccata, credo, da questo fatto nuovo. Ciò potrebbe comportare gravi danni perché, laddove dovesse essere applicata la legge Balduzzi, saremmo costretti a ridimensionare l’attività della clinica e a ridurre il personale, mandando in mezzo alla strada alcune decine di operatori sanitari”. Certo un’ipotesi del genere concretizzerebbe danni ingenti che poi andrebbero risarciti in caso dovessero prevalere le ragioni della struttura e come ci espone l’avvocato Perla, ci sono buone possibilità che ciò avvenga. “Del tutto inopinatamente, l’amministrazione comunale, con Nota prot. n.13230 del 23.04.2020 a firma del Dirigente dell’Area Pianificazione e Gestione del Territorio – Settore Edilizia Privata, ha disposto l’avvio del procedimento teso all’annullamento del Permesso di Costruire, n. 83/2006 e dei successivi titoli, assumendo che sia stato rilasciato in assenza di specifica destinazione per la quale sarebbe occorso un propedeutico, specifico, provvedimento del Consiglio Comunale. Val bene innanzitutto evidenziare – continua Perla – l’illegittimità davvero macroscopica dell’eventuale annullamento del Permesso di Costruire in oggetto che si porrebbe in palese violazione dell’art. 6 della L.07.08.2015, n. 124 che, tra le altre cose, stabilisce espressamente che l’esercizio dell’autotutela deve avvenire ‘entro un termine ragionevole’ e ‘comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione’. Dunque, alla luce di quanto esposto, il Comune di Aversa adotterebbe — ove lo facesse – il provvedimento di annullamento in autotutela ben oltre i diciotto mesi introdotti dall’art. 6 L. n. 124/2015, e precisamente a distanza di sedici anni dal rilascio. E non è inutile aggiungere, sul punto fin qui esaminato, come una recente pronuncia del T.A.R. Campania sia stata resa proprio contro il medesimo Comune di Aversa. Ferme le assorbenti considerazioni che precedono, in base alle quali non è evidentemente possibile legittimamente annullare titoli rilasciati sedici anni prima, in ogni caso val bene evidenziare come non sussistano nemmeno ragioni di merito. È agevole evidenziare – aggiunge l’avvocato – l’inconsistenza della tesi di merito del Comune posta alla base del procedimento secondo la quale si ricadrebbe in ipotesi di ‘area priva di classificazione’. L’area in questione, infatti, è regolarmente normata dall’art. 56, II comma, che reca una disciplina dettagliata e pienamente vigente. E nello specifico non necessita di ulteriore deliberazione del Consiglio comunale ‘essendo la stessa richiesta per il rilascio di permessi di costruire in deroga (ai sensi dell’art. 14 del t.u. edilizia n. 380/2001) ma non per i permessi consentiti dal piano urbanistico vigente’ come testualmente chiarisce il Prof. Guido D’Angelo, luminare in materia e già Docente di Diritto Urbanistico alla Federico II, in un parere pro-veritate del 15.01.2008,  richiesto dallo stesso Comune”. Il provvedimento che il Comune si accinge ad adottare, quindi, “colpisce una delle due eccellenze della città di Aversa e cioè la clinica San Paolo che dopo la mozzarella e la cosa più conosciuta della città” come fa notare simpaticamente Mario Masi. Certamente, si tratta di un provvedimento che incide pesantemente sull’economia cittadina e, soprattutto, sarebbe causa di danni notevoli per i proprietari della clinica, danni che, in caso di soccombenza giudiziaria del comune, andrebbero risarciti con conseguenze disastrose sulle casse comunali.

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