Carlo Di Dato, presidente di Assodiritti e portavoce di diversi operatori del mercato,
analizza la situazione e rigetta la proposta dell’Amministrazione comunale

Intervista a cura di Angelo Cirillo

Quando vi è stata notificata la chiusura? E come si è arrivati alla chiusura?
Mai. Gli operatori non hanno mai avuto formalmente la notifica di chiusura
imposta dal Comune di Aversa. Si è arrivati a questo provvedimento quando i
NAS, insieme con alcune ASL, hanno rilevato – nell’ordine le cose più importanti
– principalmente: una presenza significativa di rifiuti, servizi igienici non a norma,
coperture fatiscenti da sostituirsi con pannelli coibentati. Si precisa che i rifiuti
trovati nella struttura del MOF non erano provenienti dal mercato, quindi non si
trattava di residui della produzione ortofrutticola: sono stati trovati anche
elettrodomestici e pneumatici. Dall’esterno c’era quindi qualcuno che veniva a
scaricare nel mercato senza che il Comune effettuasse il necessario controllo. In
merito ai servizi, la notifica dei NAS chiedeva di ripristinare quelli già esistenti e
suddividerli tra operatori e fruitori del mercato. Altro problema era la copertura
degli stand ed una serie di problematiche minori come fili elettrici da ripristinare.
Dico questo per evidenziare che non si trattava di realizzare una nuova “Torre
Eiffel” ma interventi di ripristino banali. Rispetto a questo il Consiglio comunale
stanziò 500.000 euro in base ad un progetto presentato dell’ufficio tecnico. Ad
oggi, gennaio 2021 (la delibera è del novembre 2019, ndr.), ancora non sono stati
conclusi i lavori e ancora non si è provveduto a contattare l’ASL per fare una
verifica rispetto a quelli che sono i lavori effettuati.
Si parla di riapertura al 50%, siete favorevoli ad una riapertura in questi
termini?
Chi dice questo o è in mala fede o non conosce il funzionamento di un mercato
ortofrutticolo all’ingrosso. Il MOF infatti è un luogo che ospita gli operatori
commerciali e dove arrivano a scaricare tir da ogni parte d’Italia. Si tratta di
trasporti eccezionali cioè di camion molto voluminosi che necessitano di essere
scaricati e caricati con muletti. Riaprire al 50% rispetto all’attuale superficie e
mettere i cinquanta operatori in metà dello spazio significa che non stiamo più
parlando di un mercato all’ingrosso ma di un modesto mercatino rionale. Riaprire
al 50% allora significa ufficialmente decretare la morte del Mercato ortofrutticolo
all’ingrosso di Aversa.

In consiglio comunale si è parlato di accesso alla struttura del MOF per chi è
in regola con i pagamenti, ci spiega la questione dei canoni pagati e non
pagati?
Giusto. Qui nessuno chiede di violare la Legge. Noi però abbiamo evidenziato che
le ingiunzioni di pagamento pervenute, in particolar modo ai commissionari, sono
fuori da ogni logica. Non si è tenuto conto di quello che è l’obbligo di legge, cioè
di specificare i costi; nel senso che gli operatori, rispetto a quella che è
l’impostazione del Comune di Aversa, sono tenuti pagare il 100% dei costi. E se
così fosse, è possibile sapere come 1500000 euro siano stati utilizzato per il
pagamento di personale del comune? Significa che avrebbero dovuto esserci m
almeno sei dipendenti comunali al giorno impegnati nel MOF, cosa che non
abbiamo visto. Allora nel pieno diritto alla difesa, perché in questo caso non
dovremmo consentire a degli operatori che stanno chiusi da quasi due anni di
difendersi ed impugnare le ingiunzioni di pagamento?
Il MOF, nel luogo dove si trova oggi, è ancora pienamente operativo oppure
una delocalizzazione del mercato potrebbe essere una soluzione?
Sarebbe interessante trovare sempre nell’ambito del territorio comunale di Aversa
un’area disponibile a questi fini. Probabilmente è obiettivo di alcuni togliere il
mercato ortofrutticolo alla città di Aversa e spostarlo in altri comuni. Noi
riteniamo che Aversa debba non solo conservare il proprio mercato ortofrutticolo
all’ingrosso ma anche valorizzarlo; la cosa importante adesso è riaprire il MOF,
consentire agli operatori di tornare a lavorare e avviare delle procedure per
richiedere il finanziamento rispetto a dei fondi regionali disponibili per la
realizzazione di mercati simili. Si potrà così individuare un’area e avere, in un
paio danni, un nuovo mercato ortofrutticolo più dignitoso, più importante e
maggiormente funzionale alle esigenze. Ma il punto primario è che gli operatori
adesso devono tornare a lavorare.

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