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Balla Laica. Il tempo della Conoscenza Generalizzata

La stabilità di un governo e le aspettative che derivano da un sistema politico duraturo, realizzativo di
programmi indispensabili al paese per la tutela delle sue bellezze e del prezioso patrimonio culturale che
lo caratterizza, sono tutte azioni non più procrastinabili.
Siamo fermi. Le istituzioni, gli uffici pubblici e/o privati, l’organizzazione sociale, la burocrazia, i media,
la pubblicità, la tecnocrazia, le imprese, le università….Tutte queste organizzazioni ricorrono alla vecchia
“presunzione” dell’incompetenza altrui, con cui si impongono sulle presunte vittime del grande pubblico
che a loro si affidano.
Queste istituzioni, con le presenze che ancora le animano seppure in via d’estinzione, non danno spazio
alle “nuove competenze”. A ciò, consegue che qualsiasi cittadino riesca da un buon sito in rete,
consultabile attraverso un qualunque device digitale e in qualunque luogo, saperne altrettanto o anche di
più, su un dato argomento e/o su una decisione da prendere, su di un metodo di cura, sostituendo questa
modalità di informazione/formazione a quella di un maestro, un direttore, un giornalista, un grande
primario, un politico eletto. Quanti professionisti, ansiosi di gloria, confessano di confrontarsi ed
apprendere più dai blog, che negli anni passati nelle loro facoltà universitarie?
Gli specialisti del passato erano pochi, facevano rete nel mondo, pur non avendo gli stessi strumenti
tecnologici, si tenevano in contatto costante tra loro e si confrontavano rispetto ai risultati del loro
agire, in qualsiasi campo. Ora tutti diventano “specialisti”, ognuno senza l’ altro, detentori di conoscenze
molteplici, quel “saper fare” non sempre consolidato nel “saper essere”, testimoniando così una
“presunzione di competenza”.
Ora, ritornando alle istituzioni sopra menzionate che si occupano dell’organizzazione e del funzionamento
della nostra società, riducendosi ogni giorno nella eterogeneità e numerosità dei propri operatori e non
rinnovandosi, condannano l’utenza ad un qualità di servizio spesso “mediocre”.
Il pubblico, gli individui, le persone fino a ieri viste come “gente ordinaria”, oggi posseggono contenuti,
conoscenza, informazioni come la classe dirigente in questione, di cui essendone utenti ne sono
sottomessi. Questa osservazione e sistema, determina un circuito vizioso, alimentando ancora
inefficienza ed avarizia nella produttività della macchina sociale.
Siamo in molti in attesa di un capovolgimento. In realtà l’ evento di trasformazione, che nasce da bisogni
profondi ed oramai ineludibili, si sta preparando ma la sua evoluzione è troppo lenta… necessita
assolutamente di una spinta. Non è più possibile perdere tempo, non è più possibile trasferire a concetti o
azioni temporanee, una pianificazione generalizzata di processi concreti di riformulazioni del vivere
sociale, che devono tradurre in modo costante e puntuale attenzioni alla sostenibilità, alla energie
rinnovabili, a modelli comportamentali rispettosi della natura, a riferimenti valoriali che includano e
esaltino le diversità culturali e umane.
Una riflessione va anche all’affermazione delle diversità di genere, visto che negli ultimi anni-decenni, è
emersa la dominanza del mondo femminile, delle donne più lavoratrici e brave a scuola, negli ospedali,
nelle aziende….rispetto agli arroganti e mediocri maschi.
La rete ha favorito la pluralità d’espressione, che incide nella diffusione della cultura in genere. Oggi
accediamo alla traduzione automatica, trasformando in toto l’esercizio di potere che esercita la conoscenza
di una sola lingua. Essa appiattiva pensieri e parole, limitando negli individui quel processo innovativo
e creativo che determina la crescita della cultura interpersonale e della comunità.
Questo è il tempo della “valutazione generalizzata”, il voto generalizzato, la democrazia generalizzata, il
lavoro generalizzato, la cultura generalizzata.
Condizioni queste che rendono i “poteri” non più misurati dalla forza, ma resi forti dalla “sofisticazione”.
Un esempio ci arriva dalla vita quotidiana; le cose, ormai, perdono spesso il loro nome comune che
viene sostituito da quello delle marche e lo stesso avviene per le informazioni, incluse quelle politiche,
che sembrano essere prive di un rapporto con la realtà.
Siamo in un modello sociale che ha trasformato la lotta, un tempo dura, in una resa disintossicante dai
sonniferi che ci vengono somministrati dai tanti dispensatori di falsità.
Convivere con questa consapevolezza, ci ingessa nella difficoltà delle scelte, anche quelle più banali. E’
necessario realizzare un punto di incontro, costituito da obiettivi semplici ed aperti alla partecipazione di
tutti, una visione trasparente e coraggiosa, che parta dalla programmazione di ingresso di risorse umane
competenti, in grado di rinnovare gli organici pubblici.

Dario Motti

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