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Editoriale 14 marzo 2021. Figli della discordia, il futuro assassinato

Figli della discordia, il futuro assassinato

 

Una Medea contemporanea, quella salita agli onori della cronaca in questa ultima settimana, è Patrizia Coluzzi, la donna milanese che, per punire il marito- reo di aver chiesto la separazione- ha ucciso la figlioletta di due anni. Nella tragedia di Euripide, Medea rappresenta la donna priva di ogni senso materno che antepone all’amore per i figli il raggiungimento dei suoi scopi e la vendetta dei torti subiti. Una storia, quella di Medea che parla di una forma malata di amore, un sadico dolore e un’immensa sete di vendetta. Scatenata dal tradimento di Giasone. Alimentata da una passione malata e morbosa che vede come uniche vittime, creature innocenti.

Dalla mitologia alla realtà il passo è breve. Le creature innocenti continuano ad essere pedine sulla sanguinosa scacchiera degli adulti. E sono sempre di più i bambini usati come merce di scambio e vendetta durante le delicate fasi della separazione tra coniugi.

Solo negli ultimi sei mesi, in Italia, abbiamo assistito impotenti, a numerosi scenari che seguono una stessa logica malata: “Faccio del male ai miei stessi figli, per causare dolore nell’altro genitore”.

A Torino, come a Trebaseleghe, nel padovano, due uomini- due padri- per ragioni simili e parimenti disturbate, hanno tolto la vita ai propri figli, tentando di porre fine alla propria esistenza, successivamente. Riuscendoci in uno solo dei due casi.

I figli della discordia sono quelli che pagano con il proprio sangue la devastazione di una separazione, quelli che si trovano in mezzo ad un fuoco incrociato di insulti e denigrazioni venendo privati della propria infanzia prima ancora di essere privati della propria vita. I figli della discordia sono anche quelli che non necessariamente hanno un padre ed una madre che si sputano addosso veleno. A volte sono figli di un dissidio interiore di un solo genitore che per patologie mentali acute o croniche esplode. E si priva, così, per sempre della gioia di veder sbocciare la vita che lui stesso ha seminato e coltivato finché l’equilibrio mentale gliel’ha concesso. Le stragi domestiche spesso sono lo specchio di calme superfici che ricoprono abissi profondi fatti di gravi forme depressive. Nasce, come una mostruosa necessità di uccidersi e si vuole portare con sé le persone che si amano di più. Questo per sottrarle a un destino che pare di sofferenza terribile.

E così che madri e padri ammazzano il futuro, il loro stesso futuro. E poi, vuoi perché rinsaviscono per qualche minuto o perché la coscienza borbotta che agli occhi del prossimo non saranno più gli stessi, tentano di togliersi la stessa vita.

Qualcuno ci riesce, qualcuno fallisce. Qualcuno sconta una pena irrisoria per poi tornare in libertà e godersi una vita che ai propri figli non è stata altrettanto concessa.

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