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Didattica a distanza: mamme e maestre a confronto

Tra i temi più dibattuti di questo anno “pandemico”, quello della scuola e della didattica a distanza, rappresenta forse il più cocente per la sua universalità. Chi per una ragione, chi per l’altra, siamo tutti più o meno toccati direttamente o indirettamente dal nuovo modo di fare scuola.
Come per tutte le decisioni prese da questo governo e dai governatori di Regione, anche quella sulla didattica miete ovazioni e polemiche, che abbiamo voluto raccogliere qui per dare espressione alla moltitudine di opinioni e voci sul tema.
Abbiamo scelto le testimonianze di maestre e mamme di bimbi che sono alla primaria, che ci hanno raccontato la loro esperienza di didattica a distanza.

Mamma Valentina

Sulla didattica a distanza, fazioni contrapposte si colpiscono a suon di “State violando il diritto allo studio dei bambini!” contro “Alla salute dei nostri piccoli chi ci pensa?!”. Al di sopra di tutto quest’inutile chiacchiericcio, ci sono gli studenti che, pazientemente, ogni giorno, si mettono davanti ad un PC e fanno tranquillamente lezione, come facevano prima. Perché dobbiamo dircelo chiaramente: chi ha sempre studiato, continua a studiare! Le difficoltà ci sono, è indubbio. Dieci minuti solo per fare l’appello, la linea che va e che viene, tra insegnanti e studenti: “Mi sentite?”, ” Io vi sento”,” Io non vi vedo” ecc ecc. Da genitore, impegnato quotidianamente con la DAD, mi sento di fare alcune considerazioni, ma per farlo devo necessariamente distinguere l’esperienza dei miei due figli, una frequenta la seconda media, l’altro la prima elementare.
La maggiore ha consolidato la propria autonomia. Si organizza con gli orari e le comunicazioni dei docenti, si prepara per le lezioni, per le interrogazioni. Dal punto di vista istruttivo, sembra che per lei non sia cambiato nulla. Ciò che invece pare mutato, è l’aspetto della socialità. Non so se sia dovuto all’impossibilità di uscire e di incontrarsi o alla particolare fase dell’età che è l’adolescenza, sembra che lei si sia un po’ più chiusa, preferisca stare sola, la sua cerchia degli amici comincia a stringersi.
Il più piccolo, con non poche polemiche, partecipa alle lezioni con gran pazienza, così come i suoi compagni. Le ore di lezione sono intervallate da una decina di minuti di pausa che, a volte gli permettono di rilassarsi un po’, a volte rendono più doloroso il ritorno davanti al PC. Le maestre, con grande dolcezza, spiegano in modo pacato e chiaro la lezione, chiamano i bambini, uno alla volta, per rispondere ai vari quesiti, per farli leggere, spiegano e rispiegano per chi manifesta qualche difficoltà. C’è chi segue, chi interrompe la maestra, chi come mio figlio si distrae spesso e per questo motivo devo stargli sempre attorno per richiamare la sua attenzione, ma la lezione va avanti e, la maggior parte delle volte, termina con il completamento del compito spiegato. La possibilità di svolgere un argomento in un’ora anziché in due, come accadrebbe a scuola, è sicuramente garantito dalla presenza dei genitori che trovano le pagine, correggono, aiutano i bambini e gli insegnanti che non devono controllare ogni singolo quaderno. Ma, forse, proprio la presenza dei genitori, rende un po’ più insicuri i bambini che costantemente cercano il loro aiuto. Da una settimana è stata, inoltre, introdotta un’ora nella quale, insieme ai docenti, i bambini ascoltano canzoncine e fanno lavoretti, attivano la manualità e si confrontano con i compagni, per avvicinarsi un po’ all’esperienza della creatività che avrebbero dovuto fare in classe.
Concludendo, a chi sostiene che il diritto allo studio sia stato negato dalla chiusura delle scuole, posso tranquillamente rispondere che, invece, gli è garantito proprio da questo sistema. La DAD funziona, i programmi continuano ad andare avanti, i ragazzi continuano a fare quello che facevano prima, se c’è qualcuno che “si rilassa” un po’ di più, di certo non è dovuto alla DAD. A chi, invece, per le elementari, sostiene l’importanza di stare in classe dal punto di vista anche emotivo, vorrei fare notare che i bambini dovrebbero stare cinque ore seduti al banco con la mascherina (adesso non possono neanche più abbassarla), coprendo sorrisi, risate o qualsiasi tipo di espressione anche di rabbia e tristezza, non possono toccare la maestra che tanto vorrebbero abbracciare, non possono toccare i compagni, scambiarsi colori, regalarsi biglietti, condividere la merenda. Se la scuola non è solo nozioni ma è anche tutto questo, una volta che questo viene purtroppo momentaneamente impedito, non è meglio restare a casa?

Mamma Paola
Sono mamma di due gemellini di sei anni, in prima elementare. Per noi genitori è una situazione distruttiva a livello mentale, un ennesimo compito che si somma a tutte le altre cose che già facciamo quotidianamente e nel mio caso specifico, con i due gemelli di sei anni più un’altra figlia di 13, è ancora più difficile seguire tutto. Tre ore di mattina davanti al computer per stare accanto ai bambini durante le lezioni; il pomeriggio per i compiti prendono almeno altre quattro o cinque ore, quindi una giornata intera spesa con loro e per loro. È devastante perché tu in quanto genitore, ti annulli completamente; devastante per i bambini perché la DAD non è scuola, non è socializzazione, non è contatto diretto con le maestre che non seguono una metodologia chiara. Diventa tutto troppo complicato. I bambini acquisiscono un comportamento che in classe, con il timore per l’autorità, non avrebbero: con noi mamme si supera il livello di confidenza e ci sono giorni che i bimbi si rifiutano di stare davanti al pc ed è impossibile farli rimanere.
Dall’altra parte, trovi delle maestre che ringraziano noi genitori per il lavoro che noi facciamo in loro supporto, pur non essendo noi competenti. Quando ho sentito che avremmo cominciato la DAD, mi è presa una grande paura: paura di non potercela fare, di non essere in grado di seguirli, perché sono semplicemente una casalinga e non mi sentivo adeguata. Personalmente ci ho messo il cuore e l’anima, perché per i figli si fa questo ed altro.
In definitiva, sono contraria alla didattica a distanza, spero i bambini possano tornare presto a scuola, per tornare a socializzare, confrontarsi con gli altri bambini, prendersi anche le ramanzine dalle maestre quando devono. L’unica cosa positiva che traggo dalla situazione è vedere che loro, i miei figli, stanno bene. Tenerli a casa li protegge dal virus ed è l’unico punto a favore. Ho sentito di amiche che si sono ammalate e che sono felici di avere i figli a casa da scuola perché hanno vissuto sulla propria pelle il dolore della malattia.

Maestra Laura
A causa dell’emergenza sanitaria, dallo scorso anno scolastico è stata attuata la didattica a distanza in tutti i livelli di istruzione. È chiaro a tutti che la scuola in presenza non potrà mai essere sostituita dalle attività in piattaforma, poiché nella relazione tra insegnanti e discenti e tra gli alunni stessi, vengono a mancare gli sguardi, il contatto fisico, i gesti complici, l’affettività, che caratterizzano la quotidianità della scuola e che non riducono l’insegnamento a mera trasmissione di conoscenza.
La pandemia ha permesso l’alfabetizzazione digitale di tutti gli insegnanti, anche quelli più restii all’ introduzione delle tecnologie nella didattica, perché tutti si sono dovuti adeguare in fretta ad un nuovo modo di lavorare.
Le piattaforme consentono di registrare le lezioni e di rivederle più volte, un’opportunità per gli alunni con bisogni educativi speciali.
È auspicabile che, quando si tornerà in presenza, le lezioni siano integrate con l’uso dei dispositivi digitali, per adeguarsi ai tempi e agli stili di apprendimento di tutti gli alunni.

Maestra Giusy
Nonostante gli effetti del Coronavirus abbiano modificato diversi aspetti e consuetudini della nostra vita quotidiana, l’istruzione non si è mai fermata. Già a partire dallo scorso anno le istituzioni scolastiche, per adeguarsi all’emergenza sanitaria, si sono rivolte alle nuove tecnologie adottando la modalità della didattica a distanza, per consentire agli studenti di proseguire nel proprio iter formativo.
La scuola, che è da anni palestra di vita, diviene in era Covid un’istituzione non più centrata su lezioni in presenza bensì proiettata verso una didattica digitale integrata, che si avvale di nuovi strumenti e metodologie. Diviene pertanto necessario rielaborare l’idea del sapere e la sua modalità di trasmissione.
Tra gli aspetti positivi della DAD c’è sicuramente la digitalizzazione, vista come un’opportunità di crescita individuale e professionale non solo per gli alunni ma anche per chi da anni lavora nel mondo della scuola. Diventa pertanto necessario che tutti perfezionino le proprie competenze informatiche e sappiano utilizzare in maniera efficace i dispositivi tecnologici, magari specializzandosi con corsi di formazione.
Paradossalmente i nostri ragazzi, nativi digitali, abituati come sono ad accedere alle informazioni utilizzando diversi media, incontrano meno difficoltà ad adeguarsi a queste nuove logiche. Rispetto alle lezioni frontali, da sempre proposte nella tradizionale formazione in aula utilizzando unicamente i libri di testo in adozione, la didattica a distanza garantisce agli utenti un’ampia scelta di materiale didattico: video, audio e mappe. Tutto il materiale di studio può essere arricchito con approfondimenti e condiviso in qualsiasi momento con più persone, vicine o distanti.
Nonostante i vantaggi offerti agli utenti, la didattica a distanza mostra anche dei limiti. Innanzitutto possono sorgere problemi tecnici: difficoltà ad accedere alla rete e quindi minore rapidità di trasmissione dei dati. I limiti possono anche riguardare le scarse competenze informatiche dei docenti, degli studenti e dei loro familiari, soprattutto se si considerano gli allievi delle scuole primarie, che necessitano dell’aiuto dei propri genitori. Ulteriori aspetti negativi della nuova modalità d’insegnamento sono la mancanza di contatti e dinamiche di gruppo, che si creano principalmente in aula, e della difficoltà, da parte del docente, a gestire i vari processi di apprendimento separato da uno schermo dai suoi alunni.
Per me che quest’anno insegno matematica, scienze e tecnologia in una classe prima della scuola primaria, la didattica digitale rappresenta una valida alternativa alla tradizionale lezione frontale. I bambini seguono con attenzione le lezioni, partecipano attivamente e diventano parte integrante dei processi messi in atto durante le lezioni svolte in piattaforma. Sono piccoli e si stancano con facilità, ma non hanno perso il loro entusiasmo di bambini curiosi e alla scoperta di nuove cose. Se la didattica a distanza rimane un mezzo efficace per fronteggiare un’emergenza epidemiologica importante in maniera coscienziosa, un docente efficace saprà trovare il modo di motivarli anche in questa circostanza.

Margherita Sarno

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