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Social Corner. Smart Working e Toothpic

La pandemia da Covid-19 e i relativi lockdown hanno inevitabilmente modificato le abitudini degli Italiani, questo non possiamo negarlo. Una delle eredità che il Covid ci ha donato è senza dubbio il lavoro agile, ovvero il meglio conosciuto smart working. Il lavoro da remoto, fino a qualche tempo fa considerato quasi uno sconosciuto è ormai diventato il nostro pane quotidiano. Prima del Coronavirus gli smart worker in Italia erano circa 570 mila, divenendo 6,58 milioni nel pieno dell’emergenza sanitaria, un grande passo ed una dimostrazione che lavorare in modo diverso si può.
Sono sufficienti un pc ed una connessione ad internet per poter svolgere un numero incontrollabile di attività, oltre che ad essere in contatto con il mondo intero. Semplice no? La medesima semplicità con la quale i furfanti della rete riescono ad impossessarsi di password e accessi privati per compiere le losche attività truffaldine. Ecco perché la sicurezza diventa un argomento essenziale. Oggi parliamo proprio di sicurezza informatica e cyber risk.

Lo smart working rappresenta senza dubbio una grande opportunità, sia per le aziende che per i dipendenti, tuttavia non vanno trascurati i rischi per la sicurezza dei dati sensibili delle organizzazioni.
Le reti domestiche e i dispositivi personali, infatti, risultano poco protetti e vulnerabili agli attacchi informatici mettendo a rischio le informazioni aziendali. Essi, infatti, non dispongono del medesimo monitoraggio e qualità dei dispositivi aziendali. La stragrande maggioranza degli utenti non conosce neppure gli accorgimenti basilari da adottare per tutelare e proteggere i propri dispositivi (aggiornamento dei sistemi, firewall, password sicure…).
È per tali ragioni che i dipendenti sono considerati l’anello debole della rete aziendale. I rischi aumentano quando il pc utilizzato per connettersi alla rete aziendale è utilizzato promiscuamente da diversi membri della famiglia, specie per attività di svago e shopping, il bersaglio privilegiato per gli attacchi phishing, ma anche quando vengono salvate in automatico sui browser le password di accesso aziendali.

I dati sensibili di ogni azienda costituiscono un patrimonio inestimabile da preservare e tutelare, specie in un momento come quello attuale in cui i crimini informatici sono aumentati del 300%.

Di fronte a un quadro simile è essenziale disporre gli strumenti necessari a tutelare l’azienda dagli attacchi dei pirati informatici, in primis attraverso un’attività di formazione del personale dipendente al fine di renderlo consapevole dei cyber risk, rendendoli autonomi nel riconoscimento degli attacchi phishing.
Successivamente incoraggiando i dipendenti ad utilizzare i dispositivi personali per l’attività di svago e shopping evitandone la promiscuità. Attività indispensabili alla sicurezza sono anche gli aggiornamenti dei dispositivi e la modifica delle password predefinite dei router delle reti domestiche.

Una soluzione innovativa è stata recentemente sperimentata e proposta dalla start up Italiana ToothPic. che ha sviluppato una tecnologia MFA (Multifactor Authentication) che permette allo smartphone di diventare una chiave di accesso unica per l’autenticazione online.
Una soluzione che protegge le credenziali di accesso utilizzando i sensori della telecamera del telefono.
La fotocamera dello smartphone lascia una firma nascosta e involontaria che caratterizza univocamente il singolo sensore fotografico. La tecnologia sviluppata dalla Toothpic consente l’identificazione degli elementi che lascia la fotocamera e la trasforma in una vera e propria impronta digitale unica che non può essere clonata.
L’accesso all’account avviene attraverso l’identificazione fotografica dello smartphone che verifica quindi l’utente e produce una chiave crittografica privata, i dati segreti di identificazione dell’utente non vengono memorizzati sullo smartphone, tutto a prova di sicurezza.

A cura di 
Maria Guarino (iononcicasco.it)

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