{"id":659,"date":"2026-06-04T18:39:59","date_gmt":"2026-06-04T18:39:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=659"},"modified":"2026-06-05T16:09:41","modified_gmt":"2026-06-05T16:09:41","slug":"miele-da-sballo-cose-il-wax-e-perche-fa-tanta-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=659","title":{"rendered":"\u201cMiele da sballo\u201d: cos&#8217;\u00e8 il wax e perch\u00e9 fa tanta paura"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Sembrava miele. Aveva il colore ambrato, la consistenza viscosa, l&#8217;aspetto innocuo di qualcosa che potresti trovare in cucina. E invece era una sostanza con concentrazioni di THC fino a cinque volte superiori alla marijuana tradizionale, capace di mandare in ospedale in condizioni critiche un ragazzo di diciassette anni. \u00c8 quello che \u00e8 successo a Frattamaggiore, nel Napoletano, dove un adolescente \u00e8 stato ricoverato in pericolo di vita dopo aver consumato una sostanza che nel gergo degli spacciatori, e dei social, viene chiamata &#8220;miele da sballo&#8221;, oppure, con il termine anglosassone che circola online, semplicemente wax. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le indagini sono in mano alla Procura di Napoli Nord. I carabinieri hanno acquisito campioni della sostanza per sottoporli ad analisi chimiche: l&#8217;obiettivo \u00e8 stabilire con precisione i livelli di THC presenti nel prodotto sequestrato, e capire come i tre ragazzi siano riusciti a procurarselo. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista. L&#8217;episodio, nelle sue dinamiche ancora da ricostruire, ha riacceso i riflettori su una categoria di droghe che non \u00e8 nuova, ma che continua a mietere vittime soprattutto tra i giovanissimi. Il &#8220;miele da sballo&#8221; prende il nome dall&#8217;aspetto: si presenta come una massa densa, appiccicosa, di colore giallo-ambrato, che a prima vista ricorda davvero il miele prodotto dalle api. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma il paragone si ferma qui, perch\u00e9 di naturale questa sostanza non ha assolutamente nulla. Il termine tecnico pi\u00f9 diffuso \u00e8 BHO, acronimo di Butane Hash Oil, oppure &#8220;honey oil&#8221;. Nella letteratura delle droghe da strada compare anche con altri nomi: budder, crumble, honeycomb, sugar. Sono denominazioni che variano spesso in base alla consistenza del prodotto finale, che a sua volta dipende dal processo di lavorazione. In tutti i casi, si tratta di un concentrato di cannabis ottenuto attraverso l&#8217;estrazione dei cannabinoidi dalla pianta, soprattutto il THC, il principio psicoattivo principale, utilizzando il butano come solvente. Il risultato \u00e8 una sostanza che pu\u00f2 raggiungere concentrazioni di THC tra il 60 e il 90 percento: per fare un confronto, la marijuana tradizionale si attesta in genere tra il 10 e il 20 percento. Cinque volte tanto, a voler essere cauti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Non \u00e8 una droga comparsa ieri. Da diversi anni il wax circola sui mercati europei e italiani, venduto prevalentemente online attraverso canali che spaziano dai marketplace del dark web fino a rivenditori situati in Paesi dove questo tipo di prodotti \u00e8 legale. Accanto al mercato &#8220;ufficiale&#8221; esistente all&#8217;estero, prolifera naturalmente un mercato parallelo, molto meno controllabile e decisamente pi\u00f9 pericoloso, dove i prodotti non sono soggetti ad alcun tipo di verifica sulla qualit\u00e0 o sulla concentrazione delle sostanze attive. Il metodo di assunzione pi\u00f9 diffuso si chiama dabbing. La procedura \u00e8 semplice: una piccola quantit\u00e0 di wax viene depositata su una superficie metallica portata a temperatura elevatissima, solitamente una testa di quarzo o titanio riscaldata con una torcia, e il vapore che si sprigiona viene inalato attraverso strumenti che ricordano bong o pipe modificate appositamente. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Esistono poi varianti: vaporizzatori portatili o sigarette elettroniche modificate per gestire concentrati ad alta densit\u00e0, e la miscelazione con cannabis tradizionale da fumare. C&#8217;\u00e8 infine chi assume il wax direttamente per via orale, mangiandolo con un cucchiaino. Quest&#8217;ultima modalit\u00e0, per quanto possa sembrare meno aggressiva, \u00e8 considerata dagli esperti particolarmente insidiosa: l&#8217;assorbimento per via digestiva \u00e8 pi\u00f9 lento, porta spesso a sottostimare la dose ingerita, e l&#8217;effetto, quando arriva, \u00e8 improvviso, intenso e difficile da gestire, soprattutto per chi non ha esperienza con sostanze del genere. Gli effetti del wax su chi lo consuma possono variare significativamente in base alla concentrazione della sostanza, alla quantit\u00e0 assunta, alla tolleranza individuale e, fattore determinante, all&#8217;et\u00e0 del consumatore. Nei soggetti giovani, il cui sistema nervoso centrale \u00e8 ancora in fase di sviluppo, le conseguenze possono essere particolarmente gravi. Gli esperti segnalano alterazioni della percezione visiva e uditiva, disorientamento spaziale, perdita della coordinazione motoria, crisi d&#8217;ansia e attacchi di panico, paranoia, allucinazioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nei casi pi\u00f9 seri si arriva a sintomi psicotici acuti e a problemi respiratori che richiedono intervento medico urgente. Il caso di Frattamaggiore appartiene evidentemente a questa fascia pi\u00f9 critica. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un secondo livello di rischio che riguarda non solo chi consuma, ma potenzialmente anche chi produce. Il processo di estrazione con butano \u00e8 estremamente pericoloso: il gas \u00e8 altamente infiammabile, e le procedure di estrazione improvvisate, quelle che avvengono in ambienti domestici, fuori da qualsiasi contesto controllato, hanno causato negli anni esplosioni, incendi e gravi ustioni. Non si tratta di pericoli teorici: episodi di questo tipo sono stati documentati in diversi Paesi europei. Il problema si moltiplica quando il prodotto cos\u00ec ottenuto finisce sul mercato senza alcun controllo di qualit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Chi acquista wax da fonti non verificate non ha modo di sapere esattamente cosa stia comprando: la concentrazione di THC dichiarata e quella reale possono differire enormemente, e la presenza di residui di butano o di altre sostanze usate nel processo di lavorazione rappresenta un rischio chimico aggiuntivo che si somma a quello gi\u00e0 considerevole dell&#8217;alto tenore di principio psicoattivo. Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicati gli interventi sanitari legati all&#8217;assunzione di derivati della cannabis ad alta concentrazione di THC. I dati nazionali disponibili non consentono di isolare con precisione i casi attribuibili specificamente al wax rispetto ad altre tipologie di concentrati, ma il trend complessivo \u00e8 chiaro e preoccupa i professionisti della salute pubblica. Sul fronte repressivo, le forze dell&#8217;ordine hanno effettuato nell&#8217;ultimo biennio diversi sequestri di questa categoria di sostanze, segnale che la diffusione non \u00e8 limitata alle grandi aree urbane. Vale la pena fare una precisazione: il &#8220;miele da sballo&#8221; non ha nulla a che fare con il cosiddetto &#8220;miele folle&#8221; o &#8220;miele rosso&#8221;, una sostanza completamente diversa, di origine naturale, nota e consumata da millenni. Questo secondo miele, quello vero, si produce nelle montagne del Nepal e della Turchia, dove alcune specie di api raccolgono il nettare da fiori di rododendro contenenti una tossina naturale chiamata grayanotossina. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1 wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 un miele con propriet\u00e0 psicotrope reali, consumato storicamente per scopi cerimoniali e medicinali. La storia del miele folle \u00e8 antica e sorprendente. Nel 401 avanti Cristo, durante la ritirata dell&#8217;esercito greco narrata da Senofonte nell&#8217;Anabasi, i soldati di passaggio in Anatolia consumarono del miele raccolto in quella zona e caddero in uno stato di confusione e intossicazione acuta che li rese temporaneamente incapaci di combattere. Un episodio che la storia militare ricorda come uno dei pochi casi documentati in cui una sostanza naturale abbia compromesso l&#8217;efficienza di un esercito intero. Il miele folle, oggi, viene ancora prodotto e commercializzato, soprattutto come curiosit\u00e0 gastronomica e in piccole quantit\u00e0 per uso tradizionale, ma la sua natura e i suoi effetti non hanno nulla a che spartire con il wax da laboratorio che circola sulle piattaforme online. <br><br><em><strong>Giacinto Russo Pepe<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembrava miele. Aveva il colore ambrato, la consistenza viscosa, l&#8217;aspetto innocuo di qualcosa che potresti trovare in cucina. E invece era una sostanza con concentrazioni di THC fino a cinque volte superiori alla marijuana tradizionale, capace di mandare in ospedale in condizioni critiche un ragazzo di diciassette anni. \u00c8 quello che \u00e8 successo a Frattamaggiore, nel Napoletano, dove un adolescente \u00e8 stato ricoverato in pericolo di vita dopo aver consumato una sostanza che nel gergo degli spacciatori, e dei social, viene chiamata &#8220;miele da sballo&#8221;, oppure, con il termine anglosassone che circola online, semplicemente wax. Le indagini sono in mano alla Procura di Napoli Nord. I carabinieri hanno acquisito campioni della sostanza per sottoporli ad analisi chimiche: l&#8217;obiettivo \u00e8 stabilire con precisione i livelli di THC presenti nel prodotto sequestrato, e capire come i tre ragazzi siano riusciti a procurarselo. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista. L&#8217;episodio, nelle sue dinamiche ancora da ricostruire, ha riacceso i riflettori su una categoria di droghe che non \u00e8 nuova, ma che continua a mietere vittime soprattutto tra i giovanissimi. Il &#8220;miele da sballo&#8221; prende il nome dall&#8217;aspetto: si presenta come una massa densa, appiccicosa, di colore giallo-ambrato, che a prima vista ricorda davvero il miele prodotto dalle api. Ma il paragone si ferma qui, perch\u00e9 di naturale questa sostanza non ha assolutamente nulla. Il termine tecnico pi\u00f9 diffuso \u00e8 BHO, acronimo di Butane Hash Oil, oppure &#8220;honey oil&#8221;. Nella letteratura delle droghe da strada compare anche con altri nomi: budder, crumble, honeycomb, sugar. Sono denominazioni che variano spesso in base alla consistenza del prodotto finale, che a sua volta dipende dal processo di lavorazione. In tutti i casi, si tratta di un concentrato di cannabis ottenuto attraverso l&#8217;estrazione dei cannabinoidi dalla pianta, soprattutto il THC, il principio psicoattivo principale, utilizzando il butano come solvente. Il risultato \u00e8 una sostanza che pu\u00f2 raggiungere concentrazioni di THC tra il 60 e il 90 percento: per fare un confronto, la marijuana tradizionale si attesta in genere tra il 10 e il 20 percento. Cinque volte tanto, a voler essere cauti. Non \u00e8 una droga comparsa ieri. Da diversi anni il wax circola sui mercati europei e italiani, venduto prevalentemente online attraverso canali che spaziano dai marketplace del dark web fino a rivenditori situati in Paesi dove questo tipo di prodotti \u00e8 legale. Accanto al mercato &#8220;ufficiale&#8221; esistente all&#8217;estero, prolifera naturalmente un mercato parallelo, molto meno controllabile e decisamente pi\u00f9 pericoloso, dove i prodotti non sono soggetti ad alcun tipo di verifica sulla qualit\u00e0 o sulla concentrazione delle sostanze attive. Il metodo di assunzione pi\u00f9 diffuso si chiama dabbing. La procedura \u00e8 semplice: una piccola quantit\u00e0 di wax viene depositata su una superficie metallica portata a temperatura elevatissima, solitamente una testa di quarzo o titanio riscaldata con una torcia, e il vapore che si sprigiona viene inalato attraverso strumenti che ricordano bong o pipe modificate appositamente. Esistono poi varianti: vaporizzatori portatili o sigarette elettroniche modificate per gestire concentrati ad alta densit\u00e0, e la miscelazione con cannabis tradizionale da fumare. C&#8217;\u00e8 infine chi assume il wax direttamente per via orale, mangiandolo con un cucchiaino. Quest&#8217;ultima modalit\u00e0, per quanto possa sembrare meno aggressiva, \u00e8 considerata dagli esperti particolarmente insidiosa: l&#8217;assorbimento per via digestiva \u00e8 pi\u00f9 lento, porta spesso a sottostimare la dose ingerita, e l&#8217;effetto, quando arriva, \u00e8 improvviso, intenso e difficile da gestire, soprattutto per chi non ha esperienza con sostanze del genere. Gli effetti del wax su chi lo consuma possono variare significativamente in base alla concentrazione della sostanza, alla quantit\u00e0 assunta, alla tolleranza individuale e, fattore determinante, all&#8217;et\u00e0 del consumatore. Nei soggetti giovani, il cui sistema nervoso centrale \u00e8 ancora in fase di sviluppo, le conseguenze possono essere particolarmente gravi. Gli esperti segnalano alterazioni della percezione visiva e uditiva, disorientamento spaziale, perdita della coordinazione motoria, crisi d&#8217;ansia e attacchi di panico, paranoia, allucinazioni. Nei casi pi\u00f9 seri si arriva a sintomi psicotici acuti e a problemi respiratori che richiedono intervento medico urgente. Il caso di Frattamaggiore appartiene evidentemente a questa fascia pi\u00f9 critica. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un secondo livello di rischio che riguarda non solo chi consuma, ma potenzialmente anche chi produce. Il processo di estrazione con butano \u00e8 estremamente pericoloso: il gas \u00e8 altamente infiammabile, e le procedure di estrazione improvvisate, quelle che avvengono in ambienti domestici, fuori da qualsiasi contesto controllato, hanno causato negli anni esplosioni, incendi e gravi ustioni. Non si tratta di pericoli teorici: episodi di questo tipo sono stati documentati in diversi Paesi europei. Il problema si moltiplica quando il prodotto cos\u00ec ottenuto finisce sul mercato senza alcun controllo di qualit\u00e0. Chi acquista wax da fonti non verificate non ha modo di sapere esattamente cosa stia comprando: la concentrazione di THC dichiarata e quella reale possono differire enormemente, e la presenza di residui di butano o di altre sostanze usate nel processo di lavorazione rappresenta un rischio chimico aggiuntivo che si somma a quello gi\u00e0 considerevole dell&#8217;alto tenore di principio psicoattivo. Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicati gli interventi sanitari legati all&#8217;assunzione di derivati della cannabis ad alta concentrazione di THC. I dati nazionali disponibili non consentono di isolare con precisione i casi attribuibili specificamente al wax rispetto ad altre tipologie di concentrati, ma il trend complessivo \u00e8 chiaro e preoccupa i professionisti della salute pubblica. Sul fronte repressivo, le forze dell&#8217;ordine hanno effettuato nell&#8217;ultimo biennio diversi sequestri di questa categoria di sostanze, segnale che la diffusione non \u00e8 limitata alle grandi aree urbane. Vale la pena fare una precisazione: il &#8220;miele da sballo&#8221; non ha nulla a che fare con il cosiddetto &#8220;miele folle&#8221; o &#8220;miele rosso&#8221;, una sostanza completamente diversa, di origine naturale, nota e consumata da millenni. Questo secondo miele, quello vero, si produce nelle montagne del Nepal e della Turchia, dove alcune specie di api raccolgono il nettare da fiori di rododendro contenenti una tossina naturale chiamata grayanotossina. Il risultato \u00e8 un miele con propriet\u00e0 psicotrope reali, consumato storicamente per scopi cerimoniali e medicinali. 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