{"id":666,"date":"2026-05-19T23:09:53","date_gmt":"2026-05-19T23:09:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=666"},"modified":"2026-06-04T23:13:35","modified_gmt":"2026-06-04T23:13:35","slug":"caso-vassallo-cade-lipotesi-depistaggio-cagnazzo-e-fuori-dallinchiesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=666","title":{"rendered":"Caso Vassallo, cade l&#8217;ipotesi depistaggio: Cagnazzo \u00e8 fuori dall&#8217;inchiesta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Il gup di Salerno proscioglie l&#8217;ufficiale dei carabinieri: &#8220;Prove insufficienti per il processo&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Dopo quasi 16 anni dall&#8217;uccisione del sindaco pescatore, il giudice archivia le accuse di concorso in omicidio e traffico di droga. La Procura: &#8220;Decisione errata, faremo appello&#8221;. Ma gli esecutori restano ignoti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Cinque settembre 2010: Angelo Vassallo, il \u201csindaco pescatore\u201d di Pollica, viene assassinato a colpi di pistola mentre rientra a casa. Un delitto che ha scosso le coscienze, trasformandolo in un simbolo di legalit\u00e0. Sedici anni dopo, mentre il nome di Vassallo continua a essere invocato come esempio di resistenza alla criminalit\u00e0, un capitolo cruciale di quella storia si chiude con un colpo di scena giudiziario. Il giudice dell&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha prosciolto il tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo da tutte le accuse: n\u00e9 concorso nell&#8217;omicidio, n\u00e9 partecipazione a un&#8217;associazione dedita al traffico di stupefacenti, n\u00e9 tantomeno attivit\u00e0 di depistaggio. Una decisione netta, motivata in poco pi\u00f9 di cinque pagine, che ribalta l&#8217;impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno in anni di indagini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ma andiamo con ordine. Chi \u00e8 Cagnazzo? Ufficiale dell&#8217;Arma, negli anni successivi all&#8217;omicidio Vassallo era finito nel mirino della procura con un&#8217;accusa pesante: secondo i pm Elena Guarino e Raffaele Cantone, non avrebbe partecipato materialmente all&#8217;esecuzione, ma avrebbe orchestrato una regia occulta per depistare le indagini. L&#8217;obiettivo? Proteggere un&#8217;organizzazione criminale dedita allo spaccio nel porto di Acciaroli, scoperta, secondo l&#8217;accusa, proprio da Vassallo. Un movente che avrebbe legato il delitto al narcotraffico, e Cagnazzo a quel mondo. Peccato che, per il gup, questa ricostruzione non regga. Nelle motivazioni della sentenza si legge chiaro: mancano riscontri concreti, prove solide, elementi che possano sostenere &#8220;con ragionevole previsione di condanna&#8221; un eventuale rinvio a giudizio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il cuore della decisione sta nella valutazione delle prove. E qui il quadro si fa fragile. Molte delle accuse a Cagnazzo poggiano su dichiarazioni indirette, voci di corridoio, ricostruzioni a catena. Prendiamo Pierluca Cillo: nei giorni successivi all&#8217;omicidio avrebbe raccontato a parenti e conoscenti che Vassallo aveva scoperto un traffico di droga e che Cagnazzo era coinvolto. Ma Cillo avrebbe poi ritrattato, ammettendo che si trattava di sue supposizioni, non di fatti accertati. Stesso discorso per Romolo Ridosso, definito dal giudice &#8220;reticente, ondivago e contraddittorio&#8221;, e per Eugenio D&#8217;Atri, le cui dichiarazioni sono state dichiarate inutilizzabili dalla Cassazione. In sintesi: l&#8217;accusa ha costruito un castello probatorio su fondamenta di sabbia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Eppure, la procura non ci sta. Dopo il proscioglimento, la Direzione distrettuale antimafia ha depositato un appello articolato in 25 pagine, criticando aspramente la sentenza. Il punto dolente? Il contrasto tra la mole dell&#8217;indagine, oltre mille pagine del Ros, pi\u00f9 di 800 pagine tra richiesta cautelare e ordinanza, e la sintesi, quasi lapidaria, con cui il gup ha liquidato l&#8217;intero impianto. Per i pm, si \u00e8 perso un patrimonio investigativo di notevole consistenza; per il giudice, quella mole di carte non basta se manca il nesso probatorio decisivo. Resta il fatto che l&#8217;omicidio Vassallo, a distanza di quasi sedici anni, non ha ancora un colpevole definitivo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1 wp-block-paragraph\">Gli esecutori materiali? Ignoti. Gli organizzatori? Ignoti. E ora anche l&#8217;ipotesi di un coinvolgimento istituzionale nel depistaggio \u00e8 caduta. Una situazione che pesa come un macigno sulla comunit\u00e0 di Pollica e sull&#8217;intera Campania. Perch\u00e9 dietro le carte processuali ci sono domande ancora aperte: chi ha voluto la morte di un sindaco che lottava contro l&#8217;illegalit\u00e0? Quali interessi ha calpestato? E soprattutto: la giustizia riuscir\u00e0 mai a dare una risposta definitiva? L&#8217;appello della procura rimette in moto la macchina giudiziaria. Ma intanto, il proscioglimento di Cagnazzo segna un punto di non ritorno: o si trovano prove nuove, solide, inconfutabili, o il rischio \u00e8 che il caso Vassallo resti per sempre una ferita aperta. Una lezione, forse, su quanto sia delicato il confine tra sospetto e certezza, tra indizio e prova. E su quanto sia difficile, in storie complesse come questa, distinguere la verit\u00e0 dal rumore di fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Alberto Salvatores<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gup di Salerno proscioglie l&#8217;ufficiale dei carabinieri: &#8220;Prove insufficienti per il processo&#8221; Dopo quasi 16 anni dall&#8217;uccisione del sindaco pescatore, il giudice archivia le accuse di concorso in omicidio e traffico di droga. La Procura: &#8220;Decisione errata, faremo appello&#8221;. Ma gli esecutori restano ignoti Cinque settembre 2010: Angelo Vassallo, il \u201csindaco pescatore\u201d di Pollica, viene assassinato a colpi di pistola mentre rientra a casa. Un delitto che ha scosso le coscienze, trasformandolo in un simbolo di legalit\u00e0. Sedici anni dopo, mentre il nome di Vassallo continua a essere invocato come esempio di resistenza alla criminalit\u00e0, un capitolo cruciale di quella storia si chiude con un colpo di scena giudiziario. Il giudice dell&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha prosciolto il tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo da tutte le accuse: n\u00e9 concorso nell&#8217;omicidio, n\u00e9 partecipazione a un&#8217;associazione dedita al traffico di stupefacenti, n\u00e9 tantomeno attivit\u00e0 di depistaggio. Una decisione netta, motivata in poco pi\u00f9 di cinque pagine, che ribalta l&#8217;impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno in anni di indagini. Ma andiamo con ordine. Chi \u00e8 Cagnazzo? Ufficiale dell&#8217;Arma, negli anni successivi all&#8217;omicidio Vassallo era finito nel mirino della procura con un&#8217;accusa pesante: secondo i pm Elena Guarino e Raffaele Cantone, non avrebbe partecipato materialmente all&#8217;esecuzione, ma avrebbe orchestrato una regia occulta per depistare le indagini. L&#8217;obiettivo? Proteggere un&#8217;organizzazione criminale dedita allo spaccio nel porto di Acciaroli, scoperta, secondo l&#8217;accusa, proprio da Vassallo. Un movente che avrebbe legato il delitto al narcotraffico, e Cagnazzo a quel mondo. Peccato che, per il gup, questa ricostruzione non regga. Nelle motivazioni della sentenza si legge chiaro: mancano riscontri concreti, prove solide, elementi che possano sostenere &#8220;con ragionevole previsione di condanna&#8221; un eventuale rinvio a giudizio. Il cuore della decisione sta nella valutazione delle prove. E qui il quadro si fa fragile. Molte delle accuse a Cagnazzo poggiano su dichiarazioni indirette, voci di corridoio, ricostruzioni a catena. Prendiamo Pierluca Cillo: nei giorni successivi all&#8217;omicidio avrebbe raccontato a parenti e conoscenti che Vassallo aveva scoperto un traffico di droga e che Cagnazzo era coinvolto. Ma Cillo avrebbe poi ritrattato, ammettendo che si trattava di sue supposizioni, non di fatti accertati. Stesso discorso per Romolo Ridosso, definito dal giudice &#8220;reticente, ondivago e contraddittorio&#8221;, e per Eugenio D&#8217;Atri, le cui dichiarazioni sono state dichiarate inutilizzabili dalla Cassazione. In sintesi: l&#8217;accusa ha costruito un castello probatorio su fondamenta di sabbia. Eppure, la procura non ci sta. Dopo il proscioglimento, la Direzione distrettuale antimafia ha depositato un appello articolato in 25 pagine, criticando aspramente la sentenza. Il punto dolente? Il contrasto tra la mole dell&#8217;indagine, oltre mille pagine del Ros, pi\u00f9 di 800 pagine tra richiesta cautelare e ordinanza, e la sintesi, quasi lapidaria, con cui il gup ha liquidato l&#8217;intero impianto. Per i pm, si \u00e8 perso un patrimonio investigativo di notevole consistenza; per il giudice, quella mole di carte non basta se manca il nesso probatorio decisivo. Resta il fatto che l&#8217;omicidio Vassallo, a distanza di quasi sedici anni, non ha ancora un colpevole definitivo. Gli esecutori materiali? Ignoti. Gli organizzatori? Ignoti. E ora anche l&#8217;ipotesi di un coinvolgimento istituzionale nel depistaggio \u00e8 caduta. Una situazione che pesa come un macigno sulla comunit\u00e0 di Pollica e sull&#8217;intera Campania. Perch\u00e9 dietro le carte processuali ci sono domande ancora aperte: chi ha voluto la morte di un sindaco che lottava contro l&#8217;illegalit\u00e0? Quali interessi ha calpestato? E soprattutto: la giustizia riuscir\u00e0 mai a dare una risposta definitiva? L&#8217;appello della procura rimette in moto la macchina giudiziaria. Ma intanto, il proscioglimento di Cagnazzo segna un punto di non ritorno: o si trovano prove nuove, solide, inconfutabili, o il rischio \u00e8 che il caso Vassallo resti per sempre una ferita aperta. Una lezione, forse, su quanto sia delicato il confine tra sospetto e certezza, tra indizio e prova. E su quanto sia difficile, in storie complesse come questa, distinguere la verit\u00e0 dal rumore di fondo. 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