{"id":743,"date":"2026-07-01T12:15:00","date_gmt":"2026-07-01T12:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=743"},"modified":"2026-07-03T12:18:31","modified_gmt":"2026-07-03T12:18:31","slug":"mafalda-luongo-la-morte-dopo-i-dolori-alla-schiena-il-figlio-denuncia-il-pineta-grande-hospital","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatoriocittadino.it\/?p=743","title":{"rendered":"Mafalda Luongo, la morte dopo i dolori alla schiena: il figlio denuncia il Pineta Grande Hospital"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La morte di Mafalda Luongo, settantacinque anni, non \u00e8 solo un lutto privato per la famiglia Papa di Castel Volturno. \u00c8 diventata il centro di un\u2019indagine giudiziaria che scuote le fondamenta del Pineta Grande Hospital. Una storia fatta di attese e una corsa contro il tempo finita nel silenzio della Terapia Intensiva. Tutto inizia la mattina del 3 giugno scorso. Mafalda arriva al Pronto Soccorso accompagnata dal figlio Massimo. Si lamenta di forti dolori alla schiena, un malessere diffuso che sembra banale, quasi routine. Ma i numeri raccontano un\u2019altra storia: la pressione \u00e8 alle stelle, 190 su 90. Un campanello d\u2019allarme che squilla forte nelle orecchie di qualsiasi medico. Dopo un\u2019ora di attesa nell\u2019anonimo corridoio ospedaliero, accade l\u2019impensabile. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La donna perde conoscenza. Quando riprende i sensi, non parla pi\u00f9 di schiena. Urla per una cefalea violenta, improvvisa, devastante. Massimo, preoccupato, chiede esami approfonditi. Vorrebbe capire cosa sta succedendo dentro quel corpo fragile. La risposta del personale \u00e8 farmacologica: calmanti e antidolorifici. Una cura chimica cala sulla diagnosi, mentre il quadro clinico reale resta nell\u2019ombra. Solo dopo le insistenti richieste del figlio arriva una Tac cranica. Mezz\u2019ora dopo, il verdetto del medico di turno: la paziente pu\u00f2 tornare a casa. Il quadro \u00e8 sotto controllo, dice. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Basta aspettare che i farmaci facciano il loro corso. Massimo guarda sua madre, in preda al dolore, e sente che qualcosa non quadra. \u00c8 impossibile dimetterla cos\u00ec. Lo dice al dottore, ma viene rassicurato. La situazione \u00e8 gestita. Poi, attorno alle 14, arriva una nuova comunicazione: \u00e8 stato fatto un prelievo di sangue. Risultato? Grave infezione delle vie urinarie. Serve una flebo. C\u2019\u00e8 un dettaglio, per\u00f2, che gel\u00e0 il sangue al figlio. Lui era l\u00ec, accanto al letto. Non ha visto eseguire il prelievo. Come pu\u00f2 esserci un risultato? \u00c8 un buco nero nella ricostruzione ufficiale, un\u2019incongruenza che la denuncia-querela presentata ai carabinieri della Tenenza di Castel Volturno sottolinea con forza. Il pomeriggio scivola verso il tragico. Poco prima delle 17, mentre Mafalda deve sottoporsi a una seconda Tac, il suo corpo cede. Arresto cardiorespiratorio. Codice Rosso. Viene trasferita d\u2019urgenza in rianimazione, poi in Terapia Intensiva. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00c8 in coma farmacologico, intubata, aggrappata alla vita attraverso macchinari. Gli esami, quelli veri, mostrano ora il disastro: globuli bianchi fuori norma, glicemia a 300, emogasanalisi compromessa seriamente. \u00c8 lo shock settico che avanza, invisibile fino a quel momento, ora esploso in tutta la sua ferocia. Alle 23:30, il telefono squilla. Dalla Terapia Intensiva comunicano il decesso. Causa ufficiale: arresto cardiaco. Per Massimo e la sua famiglia, quella telefonata arriva troppo tardi e lascia troppe domande senza risposta. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo. I nomi degli indagati sono: Brigida Di Palma, il medico di servizio; Anna Maria Ferriello, amministratore delegato dell\u2019ospedale; Giuseppe Matarazzo, direttore sanitario. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Le accuse? Omicidio colposo, responsabilit\u00e0 colposa per morte in ambito sanitario, falsit\u00e0 ideologica. Si ipotizza che i sintomi neurologici acuti siano stati sottovalutati, che la diagnosi dell\u2019infezione sia arrivata con un ritardo fatale e che si sia tentato di dimettere una paziente in imminente shock settico. Ieri 30 giugno \u00e8 stato conferito l\u2019incarico per l\u2019autopsia. La verit\u00e0 scientifica dovr\u00e0 fare luce su quelle ore confuse. Castrese, il marito, e gli altri figli Francesco e Giuseppe, assistiti dagli avvocati Vincenzo D\u2019Angelo e Angelo Raucci, aspettano risposte. Non cercano vendetta, ma giustizia. Vogliono sapere se quel dolore alla schiena era solo l\u2019inizio di una fine annunciata. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Il Pineta Grande Hospital \u00e8 ora sotto la lente d\u2019ingrandimento della legge. E mentre l\u2019inchiesta procede, resta il vuoto lasciato da Mafalda, una donna andata via tra incomprensioni e silenzi assordanti, lasciando dietro di s\u00e9 una famiglia distrutta e un sistema sanitario chiamato a rispondere dei atti. La notte del 3 giugno non ha portato solo il buio, ma anche i primi passi di un\u2019indagine che promette di scavare a fondo, senza sconti, per ricostruire ogni singolo istante di quella giornata maledetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Alberto Salvatores<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La morte di Mafalda Luongo, settantacinque anni, non \u00e8 solo un lutto privato per la famiglia Papa di Castel Volturno. \u00c8 diventata il centro di un\u2019indagine giudiziaria che scuote le fondamenta del Pineta Grande Hospital. Una storia fatta di attese e una corsa contro il tempo finita nel silenzio della Terapia Intensiva. Tutto inizia la mattina del 3 giugno scorso. Mafalda arriva al Pronto Soccorso accompagnata dal figlio Massimo. Si lamenta di forti dolori alla schiena, un malessere diffuso che sembra banale, quasi routine. Ma i numeri raccontano un\u2019altra storia: la pressione \u00e8 alle stelle, 190 su 90. Un campanello d\u2019allarme che squilla forte nelle orecchie di qualsiasi medico. Dopo un\u2019ora di attesa nell\u2019anonimo corridoio ospedaliero, accade l\u2019impensabile. La donna perde conoscenza. Quando riprende i sensi, non parla pi\u00f9 di schiena. Urla per una cefalea violenta, improvvisa, devastante. Massimo, preoccupato, chiede esami approfonditi. Vorrebbe capire cosa sta succedendo dentro quel corpo fragile. La risposta del personale \u00e8 farmacologica: calmanti e antidolorifici. Una cura chimica cala sulla diagnosi, mentre il quadro clinico reale resta nell\u2019ombra. Solo dopo le insistenti richieste del figlio arriva una Tac cranica. Mezz\u2019ora dopo, il verdetto del medico di turno: la paziente pu\u00f2 tornare a casa. Il quadro \u00e8 sotto controllo, dice. Basta aspettare che i farmaci facciano il loro corso. Massimo guarda sua madre, in preda al dolore, e sente che qualcosa non quadra. \u00c8 impossibile dimetterla cos\u00ec. Lo dice al dottore, ma viene rassicurato. La situazione \u00e8 gestita. Poi, attorno alle 14, arriva una nuova comunicazione: \u00e8 stato fatto un prelievo di sangue. Risultato? Grave infezione delle vie urinarie. Serve una flebo. C\u2019\u00e8 un dettaglio, per\u00f2, che gel\u00e0 il sangue al figlio. Lui era l\u00ec, accanto al letto. Non ha visto eseguire il prelievo. Come pu\u00f2 esserci un risultato? \u00c8 un buco nero nella ricostruzione ufficiale, un\u2019incongruenza che la denuncia-querela presentata ai carabinieri della Tenenza di Castel Volturno sottolinea con forza. Il pomeriggio scivola verso il tragico. Poco prima delle 17, mentre Mafalda deve sottoporsi a una seconda Tac, il suo corpo cede. Arresto cardiorespiratorio. Codice Rosso. Viene trasferita d\u2019urgenza in rianimazione, poi in Terapia Intensiva. \u00c8 in coma farmacologico, intubata, aggrappata alla vita attraverso macchinari. Gli esami, quelli veri, mostrano ora il disastro: globuli bianchi fuori norma, glicemia a 300, emogasanalisi compromessa seriamente. \u00c8 lo shock settico che avanza, invisibile fino a quel momento, ora esploso in tutta la sua ferocia. Alle 23:30, il telefono squilla. Dalla Terapia Intensiva comunicano il decesso. Causa ufficiale: arresto cardiaco. Per Massimo e la sua famiglia, quella telefonata arriva troppo tardi e lascia troppe domande senza risposta. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo. I nomi degli indagati sono: Brigida Di Palma, il medico di servizio; Anna Maria Ferriello, amministratore delegato dell\u2019ospedale; Giuseppe Matarazzo, direttore sanitario. Le accuse? Omicidio colposo, responsabilit\u00e0 colposa per morte in ambito sanitario, falsit\u00e0 ideologica. 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