Il parcheggio conteso. Area pubblica utilizzata da privati

Intanto resta chiuso e in mano ai privati il parcheggio di via Plauto. Cui prodest? È la domanda che rivolgiamo al Commissario prefettizio L’amministrazione commissariata del Comune di Aversa ha ordinato la rimozione delle recinzioni che impediscono l’accesso alle aree standard comunali, utilizzate fino a questo momento esclusivamente da pochi privati. Finalmente è stato utilizzato il pugno duro contro tutti quei condomini che hanno usufruito, come se fossero gli unici proprietari, delle aree pubbliche di cui avrebbe dovuto godere tutta la comunità. Per rendere accessibili al pubblico le aree suddette, il Commissario Prefettizio, Gerardina Basilicata, che accompagnerà la nostra città fino alle prossime elezioni, ha stanziato ben centomila euro. Ben venga, dunque, una riapertura al pubblico in modo che tutti possano fare uso di queste aree, dato che non si tratta di beni privati; ma, visto che sono state utilizzate solo ed esclusivamente da pochi condomini, forse solo questi ultimi avrebbero dovuto contribuire alle spese per rimuovere le recinzioni e non anche il Comune di Aversa e, quindi, tutti i cittadini. Abbiamo provato a porre queste domande al commissario Basilicata che per il momento non ci ha ancora risposto, usiamo allora le pagine del nostro giornale per poter incalzare con i dubbi pertinenti a queste procedure di “liberazione”. In che modo saranno applicate? In che tempistiche? È giusto usare fondi stanziati dal comune? Saremo ben lieti di accogliere e pubblicare risposte che sciolgano questi dubbi. Parlando di aree pubbliche “liberate” o in procinto di esserlo, non abbiamo potuto fare a meno di tornare con il pensiero al parcheggio in via Plauto, di cui ci eravamo occupati anche qualche numero fa. Tale area di sosta, qualificata come parcheggio pubblico, viene utilizzato solo ed esclusivamente da privati, i quali ne dispongono apertura e chiusura in maniera arbitraria, senza comunicare ufficialmente gli orari di fruizione degli spazi. La questione diventa problematica perché chi non conosce la “peculiarità” dell’area e potrebbe, giustamente, parcheggiare poco prima dell’inavvertita chiusura e trovarsi nella condizione di non poter più riprendere la propria auto fino al giorno successivo; non c’è nemmeno un numero di telefono per poter chiedere spiegazioni e informazioni in merito. Inoltre, vista la presenza di una delle pizzerie più frequentate della città, non aprire l’area di sera e, soprattutto nel weekend, quando è totalmente chiusa, causa puntualmente un traffico insopportabile, che viene animato ancor di più dal fatto che gli automobilisti cominciano a lasciare le proprie macchine in doppia fila, in una strada che non lo permetterebbe affatto. Vogliamo sottolineare che l’area è pubblica, quindi di tutti, ma, allo stesso tempo, è oggetto dell’uso esclusivo di privati, che la aprono e la chiudono senza che ci siano regole e avvisi sugli orari. Se è stata presa la decisione di provvedere alla rimozione degli impedimenti che rendono inaccessibili le aree standard comunali, perché non si mette in atto alcuna azione per il sopracitato parcheggio? Ci risulta che sia stata una delibera comunale, a quanto pare, a permettere tutto questo, ma la domanda sorge spontanea: a che titolo? Speriamo di avere presto delle risposte, a maggior ragione adesso che il Comune sembra finalmente intenzionato a restituire al pubblico delle aree che per troppo tempo sono state, senza alcuna logica, alla mercé solo di pochi cittadini.

OC in Neurologia con il dott. Cerullo. Continua il tour del Moscati

Un’altra tappa per il “giro visite” di OC nei reparti del Moscati I diamanti non sono soltanto nei monili.  Tra le corsie del Presidio Ospedaliero di Aversa, brilla un diamante in particolare: il “neonato” reparto di Neurologia, insignito dello status “Diamond” per l’assistenza (massimo riconoscimento per una Neurologia) e in attesa della premiazione al Congresso Stroke di Basilea (Maggio 2024). Ma simili riconoscimenti hanno alla base tanta dedizione e tanta, tantissima, buona volontà: ce lo conferma orgogliosamente il Dottore Giovanni Cerullo, Direttore dell’unità operativa e nostra guida d’eccezione in un reparto High Tech, dove tecnologia, competenza e passione si incontrano. Attualmente, com’è organizzato il reparto di Neurologia del Moscati di Aversa? Tutto quello che si vede oggi è stato costruito in un anno e mezzo. Quando siamo arrivati qui, all’Ospedale di Aversa, abbiamo dovuto creare tutto, a partire dai percorsi fino alle collaborazioni interne. Non è stato facile: pensi che all’inizio eravamo in Ginecologia! Ora, invece, abbiamo un bel reparto e, soprattutto, possiamo garantire un’assistenza comoda. Ad oggi, si contano dodici posti letto (dieci di degenza ordinaria e due riservati a ictus ischemico), tutti parametrati: ciò significa che il paziente, una volta entrato nel nostro reparto, viene controllato – o meglio “tracciato” – dal momento in cui entra fino a quando esce. In questo modo, durante la degenza, avendo un quadro più chiaro della patologia, possiamo conoscere (e riconoscere) pure una banale aritmia, individuando così la terapia più adatta al caso. Questo completo e continuo monitoraggio rende il tasso di riconoscimento molto, molto, alto.   Un bel traguardo! Che si scontra però con alcune residue criticità… Il nostro lavoro ci costringe ad avere a che fare con patologie tempo-dipendenti – non ci è concesso perdere tempo – e questo influisce sull’organizzazione interna: dei dodici posti letto, due sono riservati ai pazienti sottoposti a terapia trombolitica e sono quasi sempre liberi, perché dopo la trombolisi (in ventiquattro ore massimo) sistemiamo il paziente a una delle postazioni ordinarie, in modo da garantire la disponibilità immediata. Purtroppo, non siamo attrezzati per la trombectomia (di conseguenza il paziente viene portato al Policlinico) e siamo sprovvisti di una neurochirurgia interventista e di una sala angiografica: questo rappresenta un po’ “l’anello debole” della catena perché si perde tempo a dover trasferire i pazienti. Comunque, in seguito all’apertura del nostro reparto, per l’ictus ischemico e per l’ictus emorragico, le cifre sono risultate confortanti, con una notevole riduzione delle percentuali di degenza media e di tasso di mortalità. Inoltre, il paziente con ictus ricoverato qui da noi non viene abbandonato, anzi, dopo tre mesi lo rivediamo. Infatti, dal mese di marzo del 2023, stiamo valutando anche la disabilità (si deve tener presente che, dopo un ictus, alcuni pazienti possono restare allettati) e la mortalità a tre mesi dopo la dimissione; proprio nell’indagine sulle statistiche della disabilità post-ictus, le nostre stime sono al di sopra della media nazionale. Anche con gli ambulatori di secondo livello cerchiamo di offrire al territorio una vasta gamma di servizi all’avanguardia, colmando, laddove è possibile, eventuali carenze. Nel trattamento delle cefalee, per esempio, stiamo facendo terapie monoclonali (siamo stati i secondi in Campania nel testare il primo monoclonale iniettivo); i nostri pazienti sono inseriti nel registro nazionale I-Grane e siamo in attesa di accreditamento presso l’Associazione Neurologica Italiana per la ricerca nelle Cefalee. Abbiamo implementato l’Ambulatorio Sclerosi Multipla (già attivo al nostro arrivo) e da settembre 2023 è partito l’Ambulatorio Malattie Neurodegenerative per le diagnosi di Parkinson e di altre forme di demenza. Sempre da settembre 2023, grazie al contributo di una collega che ha esperienza nel campo della Neurologia Pediatrica, ci occupiamo anche della diagnosi e presa in carico delle problematiche neurologiche di neonati, bambini e adolescenti. Il mio/nostro sogno è garantire al paziente che arriva al reparto di Neurologia del Moscati di Aversa un trattamento completo: dobbiamo organizzare e gestire qua tutto ciò di cui ha bisogno per le sue cure. Secondo me la medicina deve essere (nei limiti del possibile) “di prossimità”, ovvero, fatta eccezione per determinate casistiche, è giusto che alcune patologie vengano trattate in un setting di prossimità, senza costringere il paziente a fare chilometri per percorsi che potrebbe tranquillamente intraprendere “sotto casa”. Come lei stesso ha affermato, avete a che fare con patologie per cui è centrale il ruolo del tempo. In caso di ictus, come siete organizzati? Abbiamo un cellulare, acquistato dall’Azienda, sempre in possesso del medico di guardia e attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Il numero di questo cellulare è a disposizione del 118, così, in caso di emergenza, possiamo fare l’esame obiettivo già telefonicamente (infatti, sull’ambulanza non c’è il neurologo). Se riteniamo che vi sia un ictus in corso, diamo la pre-allerta e facciamo arrivare il paziente qui, avendo, nel contempo, avvisato anche il Pronto Soccorso ed eventualmente, la Radiologia. Quando c’è un sospetto di ictus ischemico, invece, subentra la necessità di fare una trombolisi ed ecco che “entra in gioco” uno dei miei infermieri, al quale spetta il compito di scendere in sala TAC con la Stroke Bag, una borsa ad hoc contenente il farmaco e l’occorrente per l’infusione in vena. È fondamentale farsi trovare pronti, abbattere i tempi. Poi, durante la degenza, le prime ventiquattro ore sono di fase terapeutica, mentre in in un secondo momento c’è la fase diagnostica. Nel suo settore (e nella medicina in generale) l’ausilio della tecnologia è importantissimo. Possiamo approfondire questo aspetto? Lavoriamo in sistemi integrati e complessi: ormai l’uomo e l’intelligenza Artificiale collaborano. A tal proposito, per il trattamento dell’ictus abbiamo un software di Intelligenza Artificiale, comprato dall’Azienda, in condivisione con Radiologia e a disposizione di tutti noi neurologi. Questo software ci permette di condividere informazioni e di avere un quadro più chiaro della situazione da analizzare. Faccio un esempio: uno strumento fondamentale per il nostro lavoro sono le cosiddette “mappe di perfusione”, attraverso le quali possiamo capire quanta parte di cervello sia morta e quanta sia salvabile dopo un’occlusione. Ebbene, grazie alle immagini prodotte da questo software, la produzione, la consultazione delle mappe di perfusione

Piazza Marconi, la polemica viaggia sul web

L’ex vicesindaco Marco Villano non ci sta e risponde a tono alle sterili critiche e difende l’operato dei tecnici L’intervento di riqualificazione di Piazza Marconi, che è iniziato la scorsa estate e che, secondo i programmi, sarebbe dovuto terminare entro il 31 dicembre 2023, sembra essere finalmente in dirittura d’arrivo. Secondo il progetto ci sarà una divisione in aree così strutturata: un’“area spartito”, che rappresenterà un omaggio al celebre compositore aversano Domenico Cimarosa; l’“area di decompressione”, in cui verrà prestata attenzione agli spazi verdi che si integreranno con la pavimentazione e dove dovrà essere inserita anche una scultura in onore dei mille anni della città; ci sarà anche un’area destinata ad attività ludiche e, infine, quella dedicata ai posti auto. Le polemiche che spesso accompagnano la vita pubblica della nostra città, vista l’importanza dell’intervento, non si sono risparmiate nemmeno questa volta. A tal proposito, ricordiamo che, per i più scettici, questi lavori andrebbero a snaturare la storica piazza aversana e il suo impianto originario; ciò che si critica maggiormente è stato il fatto di non aver previsto un parcheggio sotterraneo, che renderebbe il tutto meno caotico. A tal proposito vogliamo riprendere le parole di Marco Villano, l’ex Assessore ai Lavori Pubblici, nonché ex- vicesindaco: “Noto con rammarico che ormai lo sport preferito di alcuni leoni da tastiera è quello di criticare, criticare e poi ancora criticare, solo ed esclusivamente per il gusto infantile di farlo senza costrutto. Fintanto che queste critiche sono rivolte alla mia persona, per il ruolo amministrativo che ho svolto, non mi urtano più di tanto, perché chi come me, nonostante sia cittadino, figlio, marito e padre, prima di essere un politico, sa bene che l’esposizione pubblica è soggetta al libero giudizio degli amministrati; un giudizio che però dovrebbe limitarsi ai punti di vista politici e alle scelte amministrative e che invece spesso travalica. Quel che mi urta invece sono le critiche “indirette” al competente lavoro di professionisti. Dico “indirette” perché provano a colpire politicamente utilizzando argomenti tecnici o peggio ancora criticando quei tecnici che hanno realizzato un’opera pubblica da noi voluta”. Rispetto alla questione relativa ai posti auto l’ex vicesindaco ha argomentato in questo modo, motivando le scelte della precedente Amministrazione: “Piazza senza parcheggi? A parte il fatto che l’utilizzo delle auto dovrebbe essere limitato nel centro antico normanno, si è parlato a sproposito di parcheggi sotterranei in piazza Marconi. Ebbene, il sottoscritto ha ripreso dal dimenticatoio un progetto complessivo di recupero della piazza risalente al 2015, trovando le risorse utili per realizzarlo, ovvero 2,5 milioni di euro. Per costruire il solo parcheggio sotterraneo per almeno cento posti auto sarebbero serviti almeno 10 milioni di euro, con tempi di realizzazione decuplicati e tutto questo senza considerare le difficoltà e gli imprevisti a cui saremmo di sicuro andati incontro scavando nel sottosuolo del cuore della città medioevale. Per esempio: a Napoli aspettano ancora la Metropolitana in piazza Municipio. In piazza Marconi ci saranno più di 100 posti auto necessari per i residenti e per le attività commerciali che in questa città rappresentano un volano di sviluppo da sostenere quanto più possibile”. Nell’intervento è stato anche toccato il tema della salvaguardia del valore storico e culturale, per cui Villano ha scritto: “Premesso che storicamente lì non c’era una piazza, ma il monastero di San Gerolamo, il cui successivo abbattimento determinò un vuoto urbano, l’attuale tracciato rievoca esattamente quello dell’area della vecchia struttura, ripresa dalle planimetrie catastali storiche. In più, con l’utilizzo di diversi materiali che compongono la pavimentazione, è stato tracciato lo spartito di una composizione del nostro Domenico Cimarosa, mentre gli spazi verdi previsti sulla piazza sono ripresi da quelli del giardino dell’ex monastero. In quegli stessi spazi è previsto un “giardino delle spezie” per rievocare sia la vecchia destinazione a mercato del sabato, sia la vecchia denominazione di “Piazza delle Erbe”. In più verrà installata un’opera d’arte, ovvero una scultura pensata, disegnata e realizzata per celebrare Aversa e il suo primo millennio di storia”. Villano ha poi ringraziato i tecnici che concretamente hanno predisposto il progetto, che solo in un secondo momento è stato abbracciato, condiviso e realizzato: “Tutto questo lavoro non è merito mio, né della ex Giunta Golia, bensì dei progettisti, ai quali va il mio ringraziamento, e dei funzionari comunali Rup, Leopoldo Graziano e Lucia Borrata. Noi ex amministratori abbiamo solo trovato le risorse per realizzare il loro progetto che ci è piaciuto ed abbiamo condiviso. Certo, tutto è perfettibile e migliorabile, ma è anche vero che l’“ottimo è nemico del buono” e quella piazza per troppi anni è stata solo teatro di dibattiti inutili e polemiche a perdere, senza che nessuno avesse coraggio e voglia di intervenire per riqualificarla. Noi lo abbiamo fatto consapevoli che solo chi non lavora non sbaglia…e non eravamo stati eletti per non lavorare”.  Noi aversani, intanto, possiamo solo sperare che il risultato sia all’altezza delle aspettative e che ci venga restituita una piazza realmente riqualificata, non più abbandonata a sé stessa, al buio più totale e ai parcheggiatori abusivi. Ovviamente, nel caso in cui la politica riuscisse in quest’“impresa”, anche la società civile dovrà prendersi le proprie responsabilità e fare la sua parte per preservare ciò che è di tutti e non permettere più che uno dei luoghi simbolo di una città millenaria possa nuovamente degradarsi.