Un’altra tappa per il “giro visite” di OC nei reparti del Moscati
I diamanti non sono soltanto nei monili. Tra le corsie del Presidio Ospedaliero di Aversa, brilla un diamante in particolare: il “neonato” reparto di Neurologia, insignito dello status “Diamond” per l’assistenza (massimo riconoscimento per una Neurologia) e in attesa della premiazione al Congresso Stroke di Basilea (Maggio 2024). Ma simili riconoscimenti hanno alla base tanta dedizione e tanta, tantissima, buona volontà: ce lo conferma orgogliosamente il Dottore Giovanni Cerullo, Direttore dell’unità operativa e nostra guida d’eccezione in un reparto High Tech, dove tecnologia, competenza e passione si incontrano.
Attualmente, com’è organizzato il reparto di Neurologia del Moscati di Aversa?
Tutto quello che si vede oggi è stato costruito in un anno e mezzo. Quando siamo arrivati qui, all’Ospedale di Aversa, abbiamo dovuto creare tutto, a partire dai percorsi fino alle collaborazioni interne. Non è stato facile: pensi che all’inizio eravamo in Ginecologia! Ora, invece, abbiamo un bel reparto e, soprattutto, possiamo garantire un’assistenza comoda. Ad oggi, si contano dodici posti letto (dieci di degenza ordinaria e due riservati a ictus ischemico), tutti parametrati: ciò significa che il paziente, una volta entrato nel nostro reparto, viene controllato – o meglio “tracciato” – dal momento in cui entra fino a quando esce. In questo modo, durante la degenza, avendo un quadro più chiaro della patologia, possiamo conoscere (e riconoscere) pure una banale aritmia, individuando così la terapia più adatta al caso. Questo completo e continuo monitoraggio rende il tasso di riconoscimento molto, molto, alto.
Un bel traguardo! Che si scontra però con alcune residue criticità…
Il nostro lavoro ci costringe ad avere a che fare con patologie tempo-dipendenti – non ci è concesso perdere tempo – e questo influisce sull’organizzazione interna: dei dodici posti letto, due sono riservati ai pazienti sottoposti a terapia trombolitica e sono quasi sempre liberi, perché dopo la trombolisi (in ventiquattro ore massimo) sistemiamo il paziente a una delle postazioni ordinarie, in modo da garantire la disponibilità immediata. Purtroppo, non siamo attrezzati per la trombectomia (di conseguenza il paziente viene portato al Policlinico) e siamo sprovvisti di una neurochirurgia interventista e di una sala angiografica: questo rappresenta un po’ “l’anello debole” della catena perché si perde tempo a dover trasferire i pazienti.
Comunque, in seguito all’apertura del nostro reparto, per l’ictus ischemico e per l’ictus emorragico, le cifre sono risultate confortanti, con una notevole riduzione delle percentuali di degenza media e di tasso di mortalità. Inoltre, il paziente con ictus ricoverato qui da noi non viene abbandonato, anzi, dopo tre mesi lo rivediamo. Infatti, dal mese di marzo del 2023, stiamo valutando anche la disabilità (si deve tener presente che, dopo un ictus, alcuni pazienti possono restare allettati) e la mortalità a tre mesi dopo la dimissione; proprio nell’indagine sulle statistiche della disabilità post-ictus, le nostre stime sono al di sopra della media nazionale. Anche con gli ambulatori di secondo livello cerchiamo di offrire al territorio una vasta gamma di servizi all’avanguardia, colmando, laddove è possibile, eventuali carenze. Nel trattamento delle cefalee, per esempio, stiamo facendo terapie monoclonali (siamo stati i secondi in Campania nel testare il primo monoclonale iniettivo); i nostri pazienti sono inseriti nel registro nazionale I-Grane e siamo in attesa di accreditamento presso l’Associazione Neurologica Italiana per la ricerca nelle Cefalee. Abbiamo implementato l’Ambulatorio Sclerosi Multipla (già attivo al nostro arrivo) e da settembre 2023 è partito l’Ambulatorio Malattie Neurodegenerative per le diagnosi di Parkinson e di altre forme di demenza. Sempre da settembre 2023, grazie al contributo di una collega che ha esperienza nel campo della Neurologia Pediatrica, ci occupiamo anche della diagnosi e presa in carico delle problematiche neurologiche di neonati, bambini e adolescenti. Il mio/nostro sogno è garantire al paziente che arriva al reparto di Neurologia del Moscati di Aversa un trattamento completo: dobbiamo organizzare e gestire qua tutto ciò di cui ha bisogno per le sue cure. Secondo me la medicina deve essere (nei limiti del possibile) “di prossimità”, ovvero, fatta eccezione per determinate casistiche, è giusto che alcune patologie vengano trattate in un setting di prossimità, senza costringere il paziente a fare chilometri per percorsi che potrebbe tranquillamente intraprendere “sotto casa”.
Come lei stesso ha affermato, avete a che fare con patologie per cui è centrale il ruolo del tempo. In caso di ictus, come siete organizzati?
Abbiamo un cellulare, acquistato dall’Azienda, sempre in possesso del medico di guardia e attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Il numero di questo cellulare è a disposizione del 118, così, in caso di emergenza, possiamo fare l’esame obiettivo già telefonicamente (infatti, sull’ambulanza non c’è il neurologo). Se riteniamo che vi sia un ictus in corso, diamo la pre-allerta e facciamo arrivare il paziente qui, avendo, nel contempo, avvisato anche il Pronto Soccorso ed eventualmente, la Radiologia. Quando c’è un sospetto di ictus ischemico, invece, subentra la necessità di fare una trombolisi ed ecco che “entra in gioco” uno dei miei infermieri, al quale spetta il compito di scendere in sala TAC con la Stroke Bag, una borsa ad hoc contenente il farmaco e l’occorrente per l’infusione in vena. È fondamentale farsi trovare pronti, abbattere i tempi. Poi, durante la degenza, le prime ventiquattro ore sono di fase terapeutica, mentre in in un secondo momento c’è la fase diagnostica.
Nel suo settore (e nella medicina in generale) l’ausilio della tecnologia è importantissimo. Possiamo approfondire questo aspetto?
Lavoriamo in sistemi integrati e complessi: ormai l’uomo e l’intelligenza Artificiale collaborano. A tal proposito, per il trattamento dell’ictus abbiamo un software di Intelligenza Artificiale, comprato dall’Azienda, in condivisione con Radiologia e a disposizione di tutti noi neurologi. Questo software ci permette di condividere informazioni e di avere un quadro più chiaro della situazione da analizzare. Faccio un esempio: uno strumento fondamentale per il nostro lavoro sono le cosiddette “mappe di perfusione”, attraverso le quali possiamo capire quanta parte di cervello sia morta e quanta sia salvabile dopo un’occlusione. Ebbene, grazie alle immagini prodotte da questo software, la produzione, la consultazione delle mappe di perfusione e le successive decisioni cliniche sono agevolate.
Sono sincero: quello che noi facciamo non è fantascienza, è solo la best practice a livello mondiale. Se si fa in tante altre parti del mondo, perché non si può fare anche ad Aversa? Il progresso non viene così, dal nulla: ci vogliono le competenze, la disponibilità a cambiare – o meglio, migliorare – e la voglia di mettersi in gioco; inoltre, con un pizzico di orgoglio, posso dire di poter contare su una squadra fantastica, un team di giovani medici motivati, ambiziosi, sempre pronti ad accogliere le novità e ad aggiornarsi. Ovviamente, per queste implementazioni tecnologiche si è potuto contare sull’appoggio dell’Azienda, che non si è tirata indietro di fronte alle mie (motivate) richieste.
Esistono reti con altri enti e/o ospedali?
Esiste una rete mondiale, un registro internazionale detto SITS, dove vengono inseriti i dati dei pazienti ricoverati. L’inserimento dei dati serve a monitorare e a uniformare a livello mondiale i livelli assistenziali dei pazienti affetti da ictus. In base ai risultati registrati, ci viene data una collocazione e, fortunatamente, nel nostro caso, siamo in una fascia alta, con dei risultati raggiunti in un anno… Abbiamo bruciato le tappe! È vero, il dato numerico è fondamentale, ma in questa circostanza il messaggio da trasmettere va ben oltre le cifre e le statistiche: con il nostro lavoro abbiamo dimostrato che quando c’è determinazione nulla diventa impossibile. Indubbiamente, il supporto dell’Azienda è servito a motivarci e ad alimentare la nostra voglia di fare, di metterci in gioco: possiamo anche essere bravi, certo, ma solo con gli strumenti giusti si possono valorizzare le competenze di ciascuno di noi.
Il suo operato e le sue iniziative dimostrano che cercate di essere al servizio del territorio. A tal proposito, che cosa avete pensato di fare per migliorare? Avete mai pensato a delle giornate di prevenzione/informazione rivolte alla collettività?
Stiamo puntando a rafforzare una rete esterna per la terapia chirurgica dell’Epilessia e del Parkinson. Per giunta, è in programma l’attivazione di un servizio di iniezione di tossina botulinica per il trattamento della spasticità post-ictus e in corso di Sclerosi Multipla, nonché per la gestione delle distonie.