La crisi che ha travolto la maggioranza Matacena non ci sorprende. È la naturale conseguenza di ciò che, come Fratelli d’Italia, denunciamo fin dall’insediamento di questa amministrazione: una coalizione priva di una visione comune, tenuta insieme non da un progetto per Aversa, ma dalla necessità di preservare equilibri interni e interessi di parte.
Per oltre due anni abbiamo assistito a una città immobile, a un’amministrazione incapace di affrontarne le emergenze e a una maggioranza più impegnata a gestire i propri rapporti interni che a dare risposte concrete agli aversani.
Oggi il durissimo atto d’accusa dell’ex vicesindaco Alfonso Oliva nei confronti del sindaco non fa altro che confermare ciò che, come opposizione, abbiamo denunciato fin dall’inizio: una maggioranza divisa, incapace di esprimere una guida politica autorevole, priva di una reale condivisione delle scelte amministrative e costantemente attraversata da tensioni e contrapposizioni interne. La crisi esplosa oggi non nasce all’improvviso: era evidente da tempo ed è il naturale epilogo di un’esperienza amministrativa che ha anteposto gli equilibri politici agli interessi della città.
Ma proprio per questo gli aversani meritano alcune risposte.
Se quanto denunciato dall’ex vicesindaco era noto da tempo, perché raccontarlo solo oggi? Perché attendere ventiquattro mesi e, soprattutto, la revoca dell’incarico di vicesindaco? Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di parlare quando i problemi si verificano, non quando viene meno il proprio incarico. Il coraggio politico si misura nella tempestività delle proprie scelte, non nella loro convenienza.
Il sindaco è il principale responsabile di questo fallimento politico. Governare significa tenere unita una maggioranza, assumere decisioni, condividere un progetto e dare una direzione amministrativa alla città. Se, dopo appena due anni, il suo stesso vicesindaco arriva a formulare accuse tanto pesanti nei confronti dell’amministrazione di cui ha fatto parte, significa che quella maggioranza era ormai politicamente implosa e che il sindaco non è stato capace di esercitare la leadership che il ruolo impone.
Un sindaco non si giudica soltanto dalle opere che realizza, ma anche dalla capacità di costruire una squadra, di mantenerla coesa e di guidarla nell’interesse della comunità. Sotto questo profilo, quanto accaduto rappresenta la certificazione del fallimento politico di questa esperienza amministrativa.
Esiste un principio giuridico e morale che dovrebbe ispirare ogni amministratore: gestire la cosa pubblica con la diligenza del buon padre di famiglia. Significa mettere sempre al primo posto l’interesse della comunità, anche quando emergono divergenze personali o politiche.
Quello a cui stiamo assistendo, invece, ricorda la fine di un matrimonio. Finché il rapporto regge, tutto sembra funzionare. Poi, quando il legame si spezza, emergono accuse, recriminazioni e verità rimaste taciute per anni. In queste situazioni nessuno dei due coniugi può dirsi vincitore.
Un buon padre di famiglia non si preoccupa di conservare l’equilibrio tra i componenti della casa per restare al comando, ma di garantire serenità e futuro ai propri figli. Ad Aversa, invece, per troppo tempo si è pensato a tenere insieme la maggioranza, mentre la città restava ferma.
A rimetterci, come sempre, sono i figli.
Ad Aversa i figli sono i cittadini, costretti ad assistere a uno spettacolo che certifica il fallimento politico di questa amministrazione, mentre la città continua ad accumulare ritardi, problemi e occasioni perdute. È questo il risultato di una politica che ha anteposto i rapporti personali, gli equilibri di maggioranza e le logiche di palazzo al bene comune.
Da questa crisi emerge una sola certezza: Aversa ha bisogno di una politica che anteponga sempre il bene della città alle convenienze di parte. È questo l’impegno che Fratelli d’Italia continuerà ad assumersi, con serietà, coerenza e senso di responsabilità, nell’interesse esclusivo degli aversani.
Le poltrone si sostituiscono, ma la fiducia degli aversani, una volta tradita, è molto più difficile da riconquistare.