Patrizio Spasiano

Patrizio Spasiano, chiuse le indagini: cinque indagati rischiano il processo per la morte dell’operaio

A quasi un anno dalla tragedia che sconvolse il mondo del lavoro in provincia di Caserta, la Procura di Napoli Nord ha chiuso le indagini sulla morte di Patrizio Spasiano, il giovane operaio napoletano deceduto il 10 gennaio 2025 all’interno dello stabilimento Frigocaserta di Gricignano d’Aversa. Il ragazzo aveva appena 19 anni e lavorava da poche settimane nel cantiere impegnato nell’ampliamento dell’area industriale.

Il sostituto procuratore Josè Criscuolo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nella gestione delle attività lavorative e della sicurezza del cantiere. Si tratta del legale rappresentante della Frigocaserta e committente dei lavori, del datore di lavoro del giovane operaio, del preposto di cantiere, del coordinatore della sicurezza e del responsabile dei lavori.

Secondo l’impostazione accusatoria, agli indagati vengono contestati il reato di omicidio colposo e una serie di presunte violazioni delle norme sulla tutela dei lavoratori. Per la Procura, tali omissioni avrebbero avuto un ruolo determinante nella catena di eventi culminata con la morte del diciannovenne. La ricostruzione dell’accaduto parte dalla mattina del 10 gennaio. Patrizio Spasiano si trovava insieme ad altri operai nell’area della sala macchine dello stabilimento, dove erano installati impianti collegati ai sistemi di refrigerazione.

I lavoratori stavano effettuando alcune misurazioni quando si verificò una fuoriuscita di ammoniaca da una conduttura. La nube tossica invase rapidamente la zona interessata dall’intervento. Tre operai riuscirono ad allontanarsi in tempo, riportando comunque conseguenze per l’intossicazione. Patrizio, invece, che in quel momento si trovava su un trabattello, non riuscì a mettersi in salvo. I soccorsi si rivelarono inutili. L’esposizione al gas provocò un grave edema polmonare acuto che ne causò il decesso. Gli investigatori ritengono che l’incidente sia stato innescato dalla rottura di un manometro, avvenuta dopo l’urto con il trabattello utilizzato durante le lavorazioni.

Da qui l’ipotesi che non siano state adottate tutte le misure necessarie per prevenire l’accesso di personale non specializzato in un’area caratterizzata dalla presenza di sostanze particolarmente pericolose. Le contestazioni formulate dalla Procura riguardano, tra gli altri aspetti, la valutazione del rischio ammoniaca, l’informazione sui pericoli presenti nel sito produttivo, l’aggiornamento dei piani di sicurezza e il controllo delle procedure operative delle imprese coinvolte nel cantiere. Mentre si avvicina la possibile richiesta di rinvio a giudizio per la morte di Spasiano, resta aperto anche un altro fronte giudiziario legato allo stesso stabilimento.

Il prossimo 30 giugno prenderà infatti il via davanti al Gup del Tribunale di Napoli Nord il processo per la morte di Pompeo Mezzacapo, operaio di 39 anni di Capodrise, deceduto il 31 dicembre 2024 dopo essere stato travolto da un carrello elevatore ribaltatosi durante le operazioni di lavoro. Due tragedie avvenute a distanza di appena dieci giorni nello stesso sito produttivo e che hanno riacceso il dibattito sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

GIOSUÈ PRINCIPATO