Reggia di Caserta: restaurata la Fontana di Venere e Adone, sopralluogo nei cantieri da 25 milioni di euro

La Fontana di Venere e Adone torna a mostrarsi in tutta la sua imponenza e diventa il simbolo concreto di un programma di interventi che sta ridisegnando alcuni degli spazi più preziosi della Reggia di Caserta. Il complesso vanvitelliano ha ospitato una giornata dedicata alla verifica dello stato di avanzamento delle opere finanziate attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, culminata con la presentazione del monumento appena restaurato lungo la celebre Via d’Acqua. A guidare il sopralluogo è stato Angelantonio Orlando, dirigente dell’Unità di Missione per l’attuazione del Pnrr del Ministero della Cultura, affiancato dalla direttrice della Reggia, Tiziana Maffei, e dai tecnici del museo. La visita ha interessato i principali cantieri aperti nel Parco Reale, nella Real Tenuta di San Silvestro e lungo l’Acquedotto Carolino, con l’obiettivo di verificare tempi, qualità degli interventi e rispetto del cronoprogramma. La Reggia di Caserta è tra i soggetti attuatori dei progetti finanziati dal Pnrr e gestisce investimenti per circa 25 milioni di euro. Le opere approvate riguardano quattro grandi aree strategiche: il nuovo sistema di irrigazione dei Giardini Reali con il recupero delle praterie storiche, il restauro e la valorizzazione della Via d’Acqua, la tutela del Bosco di San Silvestro e delle sue architetture e, infine, il recupero delle Sorgenti del Fizzo e dell’Acquedotto Carolino. Tutti gli interventi dovranno essere completati entro il prossimo 31 agosto. Particolare attenzione è stata dedicata alla Fontana di Venere e Adone, inserita nel lotto di lavori che interessa il tratto della Via d’Acqua compreso tra la Fontana dei Delfini e il Torrione. Il progetto coinvolge gruppi scultorei, balaustre, grotte e rampe di accesso e prevede anche il ripristino dei giochi d’acqua e un nuovo sistema di illuminazione. L’obiettivo è restituire uniformità all’intero asse monumentale, superando la logica degli interventi frammentati che si sono susseguiti nel tempo. Nel corso della mattinata le imprese incaricate hanno simbolicamente scoperto il monumento restaurato. Le statue raffiguranti divinità, ninfe, putti, cani e animali selvatici, realizzate dallo scultore Gaetano Salomone, sono tornate a dominare la prospettiva del parco, rappresentando il primo tassello completato del più ampio programma di recupero. La delegazione si è poi spostata nel Bosco di San Silvestro e al Casino Collecini, dove sono in corso interventi sulle facciate, sulle coperture, sugli infissi e sui percorsi storici. Previsti anche lavori di recupero del muro di cinta lungo circa quattro chilometri e operazioni sulla componente vegetale, dalla messa in sicurezza dei sentieri alla piantumazione di nuove essenze. La giornata si è conclusa lungo l’Acquedotto Carolino, dalle sorgenti del Fizzo fino al Ponte Carlo III. Qui gli interventi mirano alla riqualificazione delle sorgenti e alla manutenzione delle principali infrastrutture storiche. Un percorso complesso che si avvia verso la fase conclusiva e che rappresenta una delle più importanti operazioni di tutela e valorizzazione realizzate negli ultimi anni per il patrimonio monumentale della Reggia di Caserta. Aristide Barbato

“Miele da sballo”: cos’è il wax e perché fa tanta paura

Sembrava miele. Aveva il colore ambrato, la consistenza viscosa, l’aspetto innocuo di qualcosa che potresti trovare in cucina. E invece era una sostanza con concentrazioni di THC fino a cinque volte superiori alla marijuana tradizionale, capace di mandare in ospedale in condizioni critiche un ragazzo di diciassette anni. È quello che è successo a Frattamaggiore, nel Napoletano, dove un adolescente è stato ricoverato in pericolo di vita dopo aver consumato una sostanza che nel gergo degli spacciatori, e dei social, viene chiamata “miele da sballo”, oppure, con il termine anglosassone che circola online, semplicemente wax. Le indagini sono in mano alla Procura di Napoli Nord. I carabinieri hanno acquisito campioni della sostanza per sottoporli ad analisi chimiche: l’obiettivo è stabilire con precisione i livelli di THC presenti nel prodotto sequestrato, e capire come i tre ragazzi siano riusciti a procurarselo. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista. L’episodio, nelle sue dinamiche ancora da ricostruire, ha riacceso i riflettori su una categoria di droghe che non è nuova, ma che continua a mietere vittime soprattutto tra i giovanissimi. Il “miele da sballo” prende il nome dall’aspetto: si presenta come una massa densa, appiccicosa, di colore giallo-ambrato, che a prima vista ricorda davvero il miele prodotto dalle api. Ma il paragone si ferma qui, perché di naturale questa sostanza non ha assolutamente nulla. Il termine tecnico più diffuso è BHO, acronimo di Butane Hash Oil, oppure “honey oil”. Nella letteratura delle droghe da strada compare anche con altri nomi: budder, crumble, honeycomb, sugar. Sono denominazioni che variano spesso in base alla consistenza del prodotto finale, che a sua volta dipende dal processo di lavorazione. In tutti i casi, si tratta di un concentrato di cannabis ottenuto attraverso l’estrazione dei cannabinoidi dalla pianta, soprattutto il THC, il principio psicoattivo principale, utilizzando il butano come solvente. Il risultato è una sostanza che può raggiungere concentrazioni di THC tra il 60 e il 90 percento: per fare un confronto, la marijuana tradizionale si attesta in genere tra il 10 e il 20 percento. Cinque volte tanto, a voler essere cauti. Non è una droga comparsa ieri. Da diversi anni il wax circola sui mercati europei e italiani, venduto prevalentemente online attraverso canali che spaziano dai marketplace del dark web fino a rivenditori situati in Paesi dove questo tipo di prodotti è legale. Accanto al mercato “ufficiale” esistente all’estero, prolifera naturalmente un mercato parallelo, molto meno controllabile e decisamente più pericoloso, dove i prodotti non sono soggetti ad alcun tipo di verifica sulla qualità o sulla concentrazione delle sostanze attive. Il metodo di assunzione più diffuso si chiama dabbing. La procedura è semplice: una piccola quantità di wax viene depositata su una superficie metallica portata a temperatura elevatissima, solitamente una testa di quarzo o titanio riscaldata con una torcia, e il vapore che si sprigiona viene inalato attraverso strumenti che ricordano bong o pipe modificate appositamente. Esistono poi varianti: vaporizzatori portatili o sigarette elettroniche modificate per gestire concentrati ad alta densità, e la miscelazione con cannabis tradizionale da fumare. C’è infine chi assume il wax direttamente per via orale, mangiandolo con un cucchiaino. Quest’ultima modalità, per quanto possa sembrare meno aggressiva, è considerata dagli esperti particolarmente insidiosa: l’assorbimento per via digestiva è più lento, porta spesso a sottostimare la dose ingerita, e l’effetto, quando arriva, è improvviso, intenso e difficile da gestire, soprattutto per chi non ha esperienza con sostanze del genere. Gli effetti del wax su chi lo consuma possono variare significativamente in base alla concentrazione della sostanza, alla quantità assunta, alla tolleranza individuale e, fattore determinante, all’età del consumatore. Nei soggetti giovani, il cui sistema nervoso centrale è ancora in fase di sviluppo, le conseguenze possono essere particolarmente gravi. Gli esperti segnalano alterazioni della percezione visiva e uditiva, disorientamento spaziale, perdita della coordinazione motoria, crisi d’ansia e attacchi di panico, paranoia, allucinazioni. Nei casi più seri si arriva a sintomi psicotici acuti e a problemi respiratori che richiedono intervento medico urgente. Il caso di Frattamaggiore appartiene evidentemente a questa fascia più critica. C’è però un secondo livello di rischio che riguarda non solo chi consuma, ma potenzialmente anche chi produce. Il processo di estrazione con butano è estremamente pericoloso: il gas è altamente infiammabile, e le procedure di estrazione improvvisate, quelle che avvengono in ambienti domestici, fuori da qualsiasi contesto controllato, hanno causato negli anni esplosioni, incendi e gravi ustioni. Non si tratta di pericoli teorici: episodi di questo tipo sono stati documentati in diversi Paesi europei. Il problema si moltiplica quando il prodotto così ottenuto finisce sul mercato senza alcun controllo di qualità. Chi acquista wax da fonti non verificate non ha modo di sapere esattamente cosa stia comprando: la concentrazione di THC dichiarata e quella reale possono differire enormemente, e la presenza di residui di butano o di altre sostanze usate nel processo di lavorazione rappresenta un rischio chimico aggiuntivo che si somma a quello già considerevole dell’alto tenore di principio psicoattivo. Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicati gli interventi sanitari legati all’assunzione di derivati della cannabis ad alta concentrazione di THC. I dati nazionali disponibili non consentono di isolare con precisione i casi attribuibili specificamente al wax rispetto ad altre tipologie di concentrati, ma il trend complessivo è chiaro e preoccupa i professionisti della salute pubblica. Sul fronte repressivo, le forze dell’ordine hanno effettuato nell’ultimo biennio diversi sequestri di questa categoria di sostanze, segnale che la diffusione non è limitata alle grandi aree urbane. Vale la pena fare una precisazione: il “miele da sballo” non ha nulla a che fare con il cosiddetto “miele folle” o “miele rosso”, una sostanza completamente diversa, di origine naturale, nota e consumata da millenni. Questo secondo miele, quello vero, si produce nelle montagne del Nepal e della Turchia, dove alcune specie di api raccolgono il nettare da fiori di rododendro contenenti una tossina naturale chiamata grayanotossina. Il risultato è un miele con proprietà psicotrope reali, consumato storicamente per scopi cerimoniali e medicinali. La storia del miele folle è antica e sorprendente.

Il mare casertano gode di discreta salute

L’estate parte con le acque pulite dappertutto tranne due eccezioni da non sottovalutare Le prime ondate di turisti iniziano a prendere d’assalto la statale Domiziana e, come ogni anno, scatta la grande domanda: si può fare il bagno in sicurezza? La risposta, per la provincia di Caserta, arriva con i numeri dell’Arpac. E la notizia buona c’è, eccome se c’è. Su una quarantina di punti monitorati tra Castel Volturno, Cellole, Mondragone e Sessa Aurunca, la qualità delle acque è classificata come “eccellente”. Un risultato che conferma la vocazione balneare del litorale domizio, spesso bistrattato dai pregiudizi ma premiato dai dati scientifici. Tuttavia, c’è un “ma”. Non tutto è oro quel che luccica, o meglio, non tutta l’acqua è limpida dovecome sembra. L’agenzia regionale ha infatti individuato due tratti specifici dove il divieto di balneazione non è solo un consiglio prudenziale, ma un obbligo sanitario. Il primo punto critico è Pineta Grande. Qui, per circa un chilometro di costa, i campionamenti effettuati tra metà aprile e maggio hanno rilevato valori di enterococchi intestinali di quasi tre volte il limite di sicurezza fissato a 200. A aprile era stato l’Escherichia coli a sforare (830 contro un massimo di 500), una situazione poi rientrata a maggio, ma non abbastanza da salvare la balneabilità a metà maggio. La secondabandiera rossa sventola alla foce del Garigliano. Nello specifico, il tratto compreso tra i 150 e i 1900 metri a sud della foce presenta parametri preoccupanti, tali da inibire qualsiasi tuffo. Sono zone circoscritte, certo, ma fondamentali da conoscere per evitare brutte sorprese. Per il resto, però, il quadro è rassicurante. Se state pianificando la gita fuori porta, puntate su Baia Domizia, dove le pinete fanno da cornice ad acque cristalline, o su Mondragone, che conferma la sua ottima tenuta con spiagge libere e stabilimenti curati. Anche Castel Volturno, nelle sue aree più controllate come Ischitella, offre angoli di relax sicuri. La regola d’oro, però, resta una sola: prima di stendere l’asciugamano, date un’occhiata alla mappa interattiva dell’Arpac. Le ordinanze possono cambiare in fretta, e la prudenza non è mai troppa. A livello regionale, la Campania conferma le sue venti Bandiere Blu 2026, mantenendo il passo con le grandi protagoniste del mare pulito come Liguria e Puglia. Nel casertano, a brillare è soprattutto Cellole, con la spiaggia di Baia Domizia Sud che mantiene il prestigioso riconoscimento. È la prova che, quando la gestione del territorio funziona, il mare ripaga. Quindi sì, l’estate casertana promette bene, purché si sappia dove guardare. E dove, invece, è meglio tenere i piedi asciutti. Enrico Libelli

L’ANPI ad Aversa celebra in piazza gli ottanta anni della Repubblica

Una giornata per riflettere sulle radici della democrazia italiana e sul valore della partecipazione civile. Domenica 7 giugno piazza Don Peppe Diana, ad Aversa, ospiterà la Terza Festa Provinciale dell’ANPI Caserta, promossa dal Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia con il patrocinio dell’amministrazione comunale. L’edizione 2026, intitolata “Percorsi Antifascisti”, sarà dedicata all’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana e alla ricorrenza del primo voto delle donne, due passaggi fondamentali della storia nazionale strettamente legati all’eredità della Resistenza e ai principi sanciti dalla Costituzione. L’iniziativa prenderà il via alle 9.30 con gli interventi istituzionali di Francesco Madonna, presidente provinciale dell’ANPI Caserta, e di Pier Paolo De Brasi, presidente della sezione ANPI di Aversa intitolata a Zelinda Resca, conosciuta come “Lulù”. A seguire, alle 10.30, spazio all’approfondimento storico con la presentazione del volume “Annali della Resistenza in Campania”, realizzato dal Coordinamento Regionale ANPI Campania. Al confronto prenderanno parte Giovanni Cerchia, docente ordinario di Storia Contemporanea dell’Università del Molise, Ubaldo Baldi, presidente dell’ANPI Salerno, Amerigo Ciervo, presidente dell’ANPI Benevento, e Fortunato Allegro della Libreria Il Dono di Aversa. A coordinare il dibattito sarà Ilaria Cervo, componente del Comitato Provinciale ANPI Caserta. Dopo la pausa pomeridiana, il programma riprenderà alle 18 con un momento dedicato al ruolo femminile nella costruzione della democrazia italiana. Le studentesse del Liceo Artistico “Leonardo da Vinci” porteranno in scena “Le Madri Costituenti”, rappresentazione ispirata alle figure delle donne che contribuirono alla nascita della Repubblica e ai lavori dell’Assemblea Costituente. Alle 18.45 si entrerà nel vivo del confronto pubblico con il dibattito “80° della Repubblica e del voto alle donne”. Interverranno il giornalista e scrittore Massimiliano Amato, l’attivista politica Maite Iervolino, Alessia Latessa e Francesca Marciano dell’Università del Molise, Luigi Marino del Comitato Nazionale ANPI e Sabina Martino De Carles del Coordinamento Donne ANPI Caserta. La moderazione sarà affidata ad Anna Sgueglia della sezione aversana dell’associazione. Nel corso della serata sono previste anche letture e interpretazioni teatrali dedicate a due momenti simbolici della storia repubblicana: il testo sul voto alle donne di Angela Maria Guidi Cingolani, affidato alla voce dell’attrice Terry Barbato, e il celebre intervento pronunciato da Giuseppe Saragat all’Assemblea Costituente il 26 giugno 1946, interpretato dall’attore Salvatore Mangiacapra. La manifestazione si concluderà alle 21.15 con il concerto del gruppo I Figli di Cibele. Per gli organizzatori l’obiettivo è trasformare la memoria storica in uno strumento di cittadinanza attiva, coinvolgendo associazioni, scuole, operatori culturali e cittadini. Un’occasione per ricordare conquiste decisive della storia italiana e riaffermare, attraverso il confronto e la cultura, il valore della partecipazione democratica. Alberto Salvatores

La Virtus Aversa lascia il PalaJacazzi e si fonde con il Team Volley Napoli

La notizia era nell’aria da qualche settimana, ma adesso è ufficiale e fa male lo stesso. La Virtus Aversa, dopo due stagioni in Serie A2 di pallavolo maschile culminate con una semifinale playoff, non giocherà più al PalaJacazzi. La società si fonde con il Team Volley Napoli e dalla prossima stagione sposterà la propria base nel capoluogo campano. A comunicarlo è il presidente Sergio Di Meo, con una nota pubblica che non lesina parole dure verso le istituzioni locali, il tessuto imprenditoriale cittadino e una città che, a suo dire, non ha mai davvero abbracciato il progetto. Una scelta sofferta, costruita nel tempo, che Di Meo giustifica con due ragioni distinte: il sogno della Superlega, il campionato più importante al mondo, e l’impossibilità concreta di continuare a reggere i costi di un progetto di alto livello senza adeguati supporti territoriali. Nel comunicato del presidente non c’è diplomazia. C’è amarezza, quella vera, di chi ha investito anni e risorse in un progetto che sente di aver portato avanti quasi da solo. “La politica cittadina non ha mai davvero compreso il valore e la portata di questo progetto”, scrive Di Meo. E aggiunge che dopo l’annuncio della fusione, invece di un confronto o anche solo di una telefonata, è arrivato soltanto silenzio. Un silenzio che, nelle sue parole, “fa più rumore di qualsiasi parola”. Anche il sostegno economico è mancato. Il tessuto imprenditoriale locale non ha garantito le risorse necessarie per sostenere un campionato di vertice. E sugli spalti, ammette il presidente con onestà, i tifosi fedeli c’erano, e a loro va la sua gratitudine, ma erano troppo pochi rispetto al livello che la squadra stava cercando di raggiungere. Di Meo ci tiene a fare una distinzione che considera fondamentale: questo non è un abbandono. È una scelta strategica, maturata dopo mesi di resistenza e tentativi andati a vuoto. Con gli amici napoletani, dice, è nata subito una visione condivisa, un progetto strutturato con basi più solide. Nei prossimi giorni verranno resi noti il nuovo organigramma, il nome della squadra e la sede delle partite. Anticipa già che ci sarà “un graditissimo ritorno” capace di far felici i tifosi storici. Il PalaJacazzi, chiude il presidente, resterà per sempre casa. Ma quella struttura, aggiunge con lucidità, non sarebbe stata comunque adeguata agli standard della Superlega. Se il sogno fosse diventato realtà, il trasferimento sarebbe stato inevitabile in ogni caso. Resta una città che perde la sua squadra di volley. E un presidente che se ne va con il cuore spezzato, ma con il progetto ancora vivo. Giuseppe Cristiano